Bologna, al MaMbo le macchine primitive di Gilberto Zorio

zorioCon metodo e incessante determinazione, Gilberto Zorio, riconosciuto come uno degli esponenti dell’Arte Povera, riassume il mondo con materiali, simboli e oscillazioni energetiche di grande impatto visivo ed emotivo. Al MAMbo di Bologna (Opere dal 1966 al 2009) la grande sala alterna le sue ‘macchine primitive’ in attesa che sfiatino, ribollano, sibilino, si accendano o si gonfino, per poi implodere, indietreggiando. Una ‘complessa semplicità’, che parte dagli anni Sessanta, grazie al prelievo di simbologie ricorrenti come la stella, la canoa e il giavellotto, adottate come unità di misura dell’incommensurabile. Le maestose stelle sono ovunque e lentamente si trasformano in oggetti pericolosi: linee di nichel-cromo incandescente o supporto per accecanti luci stroboscopiche. Il corto circuito fra elementi primitivi e tecnologia è netto e reso visibile nei suoi linaeri passaggi: cavi, spine, elettricità sono alla base di un’idea di scultura rigorosa nel segno ma capace di muoversi improvvisamente, richiamando l’attenzione, grazie all’energia del suono o della luce, cogliendo alla sprovvista chi, incautamente, aveva rivolto lo sguardo altrove.

Claudia Colasanti

Gilberto Zorio. MAMbo, Museo d’Arte Moderna di Bologna, via Don Minzoni 14, Bologna.
Orario: mart_dom 10_18, giov 10_22. Fino al 7 febbraio 2010

Pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 28_11_2009