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Roma, il mobile/stabile di Calder al Palazzo delle Esposizioni

di Claudia Colasanti • 7 dicembre 2009 • 4294
lunedì 7 dicembre 2009 01:00adomenica 14 febbraio 2010 01:00

calder--400x300Un premuroso allestimento, presso il solido di Roma, permette alle incorporee opere del celebre statunitense (1898-1976) di vibrare in perfetto equilibrio, una accanto all’altra. Nei due animaletti (Dog and Duck) elaborati per gioco all’età di undici anni in lamiera d’ottone c’è tutto il suo futuro, l’idea di una forma che diviene essenzialità, leggerezza, talvolta ironia. Tramutata in arte la sua educazione da ingegnere, condivide i suoi traguardi con i protagonisti dell’Avanguardia: nello studio di comprende l’esigenza di animare colori e forme e farli oscillare nello spazio. Così Calder centra il suo obiettivo: trasformare la staticità secolare della in movimento. Una danza palpitante di elementi naturali legati da sottili fili di ferro, tanto inediti da esigere un nome tutto loro, coniato da : ‘mobile’. Col tempo ed un incessante e lavoro, i ‘mobiles’ diventano monumentali e si trasformano in ‘stabiles’, forme astratte simili alle precedenti ma immobili, ancorate a terra e insensibili all’azione atmosferica. Una fusione perpetua tra levità e imponenza, riassunta nel gigantesco ‘mobile’ del 1958, che fa da perno all’esposizione, solitamente collocata all’interno dell’aeroporto di Pittsburgh.

La retrospettiva ospitata a documenta il suo intero percorso creativo, attraverso la riproposizione di alcuni suoi lavori piu’ importanti accanto ai quali sono esposti alcuni ’sviluppi’ della sua ricerca meno noti al grande pubblico. Il percorso della si snoda dagli inizi figurativi, con olii, gouaches e wire sculptures (sculture costruite con il fil di ferro), ai bronzi degli anni Trenta, sino alla scoperta dell’arte astratta e all’invenzione dei ‘mobile’ e degli ’stabile’. Gli inizi, segnati dai lunghi soggiorni a Parigi e dalla nascita di salde amicizie con Le’ger, , Miro’, e con altri esponenti dell’avanguardia artistica, sono ripercorsi attraverso capolavori come ‘Romulus and Remus’ dal Guggenheim di New York, ‘Hercules and Lion’, ‘Circus Scene’, tutte sculture realizzate con il fil di ferro, in alcune delle quali l’artista ha sperimentato le prime forme di movimento in una dimensione di gioco e di divertita ironia.

Raramente visibile al grande pubblico e’ il gruppo di piccoli bronzi che Calder realizzo’ a Parigi intorno al 1930, fuigure di acrobati o contorsionisti ricavate modellando originarie forme in gesso, che documentano la sperimentazione di tecniche diverse e i differenti modi nei quali l’artista ha declinato l’idea di movimento. Tra le grandi attrazioni della alcuni dei suoi piu’ celebri ‘mobile’, da ‘Untitled’ del 1933, uno dei primi esemplari, a 13 ‘Spines’ del 1940, conservato al Museum Ludwig di Colonia’Roxbury Flurry’ del 1946 e ‘Big Red’ del 1959 del Whitney Museum di New York, Cascading Flowers’ del 1949 della National Gallery of Art di Washington, ‘Le 31 Janvier’ del 1950 del Pompidou di Parigi, ‘The Y’del 1960 proveniente dalla collezione Menil di Houston. Inoltre, e’ esposto il ‘mobile’ monumentale (il suo diametro supera gli otto metri’ permanentemente collocato all’interno dell’aeroporto di Pittsburgh ed eccezionalmente concesso in prestito per la al .

Calder. , Via Nazionale, Roma. Fino al 14 febbraio 2010

Pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 5_12_2009

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