NapoliTeatroFestival: MusicHall recensione di Luca Tieri
Arriviamo mezz’ora prima dello spettacolo a via Monte Calvario coi nostri vaucher al teatro nuovo.
Per me davvero nuovo visto che non c’ero mai stato. Aspettiamo un pò fuori. La strada é stretta, tipica dei quartieri napoletani: ogni tanto una macchina che scende sposta tutto il pubblico in attesa. Entriamo. Teatro piccolo e consono a questo genere di spettacolo.
Dopo un pò si spengono le luci, un uomo raggiunge il centro del legnoso palco cercando di ricordare il numero dei passi.
Il palco poco dopo viene raggiunto anche dalla protagonista Chica, star in declino del teatro, e da una seconda spalla.
I tre tentano di mettere assieme i cocci di uno spettacolo musicale oramai perso nel tempo.
Si va a memoria, o per lo meno, si cerca. Tra un coccio e l’altro Chica ci racconta di come é diventato duro per lei fare teatro. Tutto sembra remarle contro.
I teatri con gestori ottusi che non le offrono i mezzi minimi per condurre lo spettacolo: le danno sedioline e sedie al posto di uno sgabello.
Vuoi mettere, a ballare attorno ad uno sgabello piuttosto che ad una sedia? La musica in scena? Spesso assente!
Gli spettatori che come racconta Chica, quando ci sono, beffardi ormai lanciano forchette e scarpe spaiate sul palco.
I due uomini sono attori/ballerini che sono rimasti accanto a lei. Gli altri, a gloria mancata e portafogli vuoto, hanno già tagliato la corda.
Le due spalle in principio tengono a bada in maniera colorata il dramma della vedette. Dramma però che in seguito si ripiega su loro stessi,
vedendosi come i prossimi a lasciare il carro.
Tra ricordi e situazioni al limite del paradosso sia in scena che fuori (un beffardo signore veramente ronfa!) lo spettacolo viene così portato al termine.
Spettacolo di scenografie minimali o addirittura nulle, circondato da luci e zone buie che funzionano e colmano le atmosfere.
Glitter e scintillii deco per lei, abiti colorati quasi clowneschi per i ballerini.
Di ludico registro, autore Jean-Luc Lagarce e diretto in scena dallo spagnolo Luis Miguel Gonzales Cruz, lo spettacolo gioca coi ruoli dei personaggi.
Si recita un copione musicale che a sua volta si spoglia in una danza burlesque.
Bello, godibile. Si sorride e si presta la spalla a Chica e ai suoi ballerini di turno. In fondo ci sentiamo un pò come loro.
Applausi al regista e ai tre attori, scarpe spaiate al beffardo in sala.
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