Roma, arte in cella
Il primo motivo per visitare questa pregnante mostra collettiva consiste nella suggestione e nella spietata bellezza dell’ex carcere minorile di San Michele a Ripa (raramente aperto al pubblico) progettato da Carlo Fontana nel 1701 (chiuso solo nel 1972), con la sua immensa navata a botte suddivisa in balconi e ricca di luce. Proprio sul tema delle ‘Strutture di emarginazione e disciplinamento’, hanno lavorato con mezzi eterogenei i 38 artisti di fama internazionale invitati dal Forum Austriaco di Cultura. Uno per cella, qualcuno proiettando sui muri, hanno interpretato la prigionia, il limite dello spazio, l’idea intollerabile di un controllo ravvicinato. Emblematica la videoinstallazione di Pipilotti Rist, sulla parete grande della navata, che riflette l’idea più immediata della prigionia: un soffocamento lento, un viso deformato dal dolore. La cella di Jannis Kounellis è pavimentata da bottiglie scure e completata da tre consunti cappotti stesi sopra, mentre Giuseppe Penone consuma lo spazio con segni concentrici e ossessivi. Ma l’artista più estremo lo troverete lì in carne ed ossa: per 21 giorni Flatz vivrà nella minuscola cella assegnata, interpretando la sua stessa reclusione come opera.
Complesso Monumentale di San Michele a Ripa, Via San Michele 25, Roma.
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Claudia Colasanti
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