Il senso di Baglioni per O’ Scià
Quando se ne sentì parlare per la prima volta, verso la fine del 2003, apparì come un’intuizione geniale: un concerto gratuito sulla spiaggia di uno dei più celebri divi nostrani, Claudio Baglioni, a Lampedusa. Fuori stagione, in un’isola lontana e dimenticata, una piccola frontiera a sud d’Italia investita dalla brutta fama di approdo per disperati. L’anno successivo gli ingredienti vincenti della rassegna O’ Scià c’erano sono già tutti: tre serate di musica dal vivo con ospiti d’eccezione, capitanati sempre da Baglioni, sotto il segno dell’integrazione e dell’accoglienza. “Ho scelto Lampedusa per le vacanze e mi sono trovato bagnante in un mare che portava dolore o forse false speranze e ho sentito il dovere di fare qualcosa. A Lampedusa, cercando di favorire il dialogo e l’incontro, ribadendo sempre che ‘l’incontro è l’arte della vita e che la vita è l’arte dell’incontro”.
Un direttore artistico che mette in scena (lontano da un classico sipario), in anticipo sui tempi, un contenitore simile ai format televisivi attuali: una continua contaminazione fra alto e basso, comici, presentatori, conduttrici, cantanti e artisti di destra e di sinistra, popolari e meno, attuali o dimenticati: solo fino al 2006 vi partecipano, fra i comici Insegno, Brignano, Marcorè, Panariello, Iacchetti e fra i cantanti da Geldof e Khaled sino a Morandi, Antonacci, D’Alessio, Ron, Morgan, Tiromancino, Venditti, Ranieri, Fortis, Baccini, Bertè, Minghi, Cocciante, Ruggeri, Finardi, Bennato, Carboni, Nada e Dolcenera.
Le prime edizioni raccolgono consensi e stupore, racconta Elisa da Varese: “E’ stato unico nel suo genere, aria di festa, di gioia si scorgeva per tutto il paese, ad ogni angolo, tra le bancarelle arrivate dalla Sicilia… Finalmente un’isola al centro dell’attenzione pubblica, sotto i riflettori… tutti accalcati sotto il palco, giorno e notte, instancabili, a tenere il posto sulla spiaggia… La sensazione di sentirsi amici, uniti, senza diversità”. La stessa versione narrata anche da giornalisti e addetti ai lavori: un clima amichevole, che vede per una volta artisti di ogni genere seduti accanto a brindare e scherzare, dimenticando antichi rancori competitivi. L’atmosfera è, in generale, quella di una vera e propria festa di paese: gli isolani accorrono ai concerti con sedie portate da casa, le griglie dei grandi bar ambulanti fumano con insistenza, con le loro panelle, i panini con la milza e le stigghiole. E non è meno festante il clima sull’agognata area riservata dietro il palco: da rifugio per artisti, produzione e giornalisti, diventa la variegata sede di personalità locali e non (nel 2006 vi sosteranno gli allora ministro Clemente Mastella, senatore Giuseppe Schifani e deputato Paolo Bonaiuti, con scorta, amici, amiche, mogli e bambini).
E’ così che O’Scià, fra solidarietà e divismo, diventa un culto. L’isola comincia a vivere, nonostante gli sbarchi sempre più numerosi, una seconda stagione, con hotel e ristoranti esauriti a fine settembre, placando il sottile fastidio di una parte degli isolani che ritengono l’ideatore un’ospite a tratti ingombrante. Più di 15.000 persone, sulla spiaggia della Guitgia (doppio approdo) per tre lunghi giorni, gremita e occupata con lettini, asciugamani e ombrelloni sin dalle quattro del mattino: un palcoscenico pomeridiano di sublimi prove in diretta e di feroci liti tra fan a causa di incauti e progressivi avanzamenti sulla sabbia.
O’Scià, sostenuta dall’alto patronato della Presidenza della Repubblica, dal patrocinio di Senato, Camera e dei ministeri interessati, alla fine del 2006, crea la sua Fondazione, con due obiettivi: superare paure e diffidenze e favorire, attraverso il linguaggio universale e unificante della musica e dell’arte, l’incontro e l’integrazione tra i popoli e le etnie; concorrere a costruire, grazie al riconoscimento e alla promozione dei valori di cui ogni cultura è portatrice, un nuovo modello di convivenza: civile, pacifica e solidale.
Nel 2005 Baglioni si augura infatti che la rassegna mantenga per il futuro la stessa formula “lasciando impresari e le logiche commerciali fuori dalla porta per riscoprire quella serenità poco frequentata da altre manifestazioni”. Ma da allora ad oggi lo scenario ambientale e politico lampedusano cambia numerose volte: oltre alle carenze lamentate in varie occasioni dagli isolani come la mancanza di un ospedale, il CPT (Centro di Permanenza Temporanea) si trasforma prima in CPA (Centro di Prima Accoglienza) e, di recente in CIE (Centro di identificazione ed espulsione). Una politica, quella delle espulsioni, che ha dato i suoi primi e visibili risultati: il Centro è attualmente vuoto, a fronte dei 2200 immigrati ospitati nell’ottobre scorso. Al posto di Bruno Siragusa arriva il sindaco Bernardino De Rubeis, che verrà arrestato dalla Guardia di Finanza di Agrigento a luglio con l’accusa di concussione.
Ma O’ Scià prosegue, con un palco sempre più grande, tecnologico e istituzionalmente iper-accreditato, ospitando nelle ultime edizioni stelle di prima grandezza, da una Laura Pausini superscortata a Fiorello sino alle presenze di quest’anno: Gianna Nannini, Fiorella Mannoia, Renzo Arbore e i talent-tv Paolo Carta e Alessandra Amoroso.
Oltre alla sensazione, tangibile e sussurrata, ma non dimostrabile, che quella atmosfera rara, informale e irripetibile si sia dissolta a favore di una blindata, irragiungibile sfilata da talk show sanremese, ideologicamente distante dal corto-circuito dell’incontro, c’è qualcuno che tenta di fare i conti (l’Espresso), che risultano raggiungere il milione come costo complessivo dell’evento coperto interamente da fondi pubblici. Una copertura senza la quale, ha dichiarato Baglioni, O’ Scià non esisterebbe: «La manifestazione è appesa a un filo: senza le Istituzioni, e solo con sponsor, non la farei più». E sul piatto c’è anche è la sua proposta di candidare l’Isola di Lampedusa per il Nobel per la Pace, come simbolo del’integrazione culturale. Alla domanda più frequente che gli è stata posta appena terminata la settima edizione di O’ Scià riguardo la convivenza dei finanziamenti del festival con la politica di respingimento Baglioni ha dichiarato: “Non penso sia da definire contraddittorio l’essere appoggiato da un governo che fa leggi contro gli immigrati mentre qui si parla di integrazione: il pensiero è lo stesso, sono le misure ad essere differenti. Non dico che bisogna accogliere chiunque, ma da lì al respingimento c’è anche una cosa chiamata dialogo”.
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Claudia Colasanti
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