Recensione, Le Sacre Mono-Prism
LE SACRE MONO-PRISM
Un ponte immaginario
Primissimi del novecento: una minuscola stanza in una pensione di Clarens, lunga due metri e mezzo, e come mobilio un piccolo pianoforte verticale suonato in sordina da Igor Stravinskij (http://it.wikipedia.org/wiki/Igor’_F%C3%ABdorovi%C4%8D_Stravinskij).
Dall’altra parte (del globo) corre l’anno 1975 quando la radio-televisione giapponese commissiona un lavoro all’allora quarantenne Maki Ishii, che coglie l’occasione, dice lui, per gettare un ponte tra l’universo musicale asiatico e quello europeo.
In questi giorni, all’Auditorium Parco della Musica di Roma, per mezzo dell’accorata esecuzione dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Stravinskij ci racconta il suo rito sacro-pagano composto in quella minuscola stanza di Clarens e costellato, nella sua immaginazione, da vecchi saggi seduti a cerchio di fronte a vergini che danzano sino alla morte: questo é Le Sacre du Printemps (http://it.wikipedia.org/wiki/La_sagra_della_primavera); sulla medesima scena spazio-temporale, i Kodò dell’isola di Sado, interpretano con estremo rigore formale tutta la religiosa ritualità nipponica, attraverso un’opera che interagisce, come nelle intenzioni del compositore, per differenze, tra ciò che é l’oriente e ciò che musicalmente parlando rappresenta l’occidente.
Ecco che il ponte di cui parlò il maestro Ishii si materializza, prendendo forma, colore e chiaramente suono.
Va detto che in questa esecuzione diretta da Tatsuya Shimono, le differenze tra le culture si assottigliano, non solo grazie alla “connivenza” delle due culture ma anche in virtù di un gesto, quello del “battito”, perché sono le percussioni a farla da padrone.
Inoltre, un’opera che inscena, nella sua iniziale concezione di balletto, un rito sacrificale pagano ambientato nella Russia antica, come può dirsi distante dal battito dei tamburi di Sado, sapientemente percossi per rievocare gli spiriti destandoli dal sonno millenario?
àˆ raro vedere in un concerto di musica sinfonica tanta teatralità , benché Le Sacre sia in realtà nato come balletto e MONO-PRISM abbia un preludio “Jൔ che deriva dal teatro giapponese.
La parte più emozionante é giunta quando l’Orchestra di Santa Cecilia in elegante abito scuro e i nipponici Kodò, con le loro vesti tradizionali che così geometriche e minimali richiamano con facilità al titolo dell’opera MONO-PRISM, appunto, hanno duettato dopo i numerosi “bravo’” per rispondere al tanto acclamato bis. Le impennate degli archi, quelle mosse quasi frugali, che fanno scaturire il suono e la possanza dai tamburi giapponesi. La magica melodia aerea dei flauti uniti agli antichi cimbali e l’accostamento delle arpe e dei fagotti, non sono molto lontani dalla coreografica gestualità corale di un copione lirico, oltre che di uno spartito.
Insistendo sul “costume” ma in senso lato, vezzosamente citiamo alcuni retroscena dell’epoca riferiti alle prime esecuzioni de Le Sacre. Si tratta delle dichiarazioni che al tempo rilasciò Stravinskij tratte dal programma di sala: “Non potevo capire perché gente che non l’aveva ancora sentita volesse protestare in anticipo. …Per tutto il resto della rappresentazione stetti dietro le quinte vicino a Nijinsky reggendolo per le code del frac, mentre lui in piedi su una sedia urlava dei numeri ai danzatori, come un timoniere.”.
àˆ chiaro che il trasgressivo senso di ritmo e velocità presente nelle avanguardie del periodo – e nell’anno del suo centenario si porta d’esempio il movimento futurista – che l’energia dirompente, i “rumori” dell’industrializzazione e il concetto di inconscio che la psicoanalisi andava in quel periodo approfondendo abbiano influenzato la creatività del compositore. Ed é semplice intuire come un’opera d’innovazione al suo primo apparire susciti grande scompiglio, ieri come oggi. Fu così che con Le Sacre si parlò di scandalo e addirittura di una rivolta del pubblico. Per fortuna, diversamente andò durante le successive rappresentazioni.
Concludendo, dopo aver citato Nijinsky torniamo ad oggi varcando quel ponte spazio-temporale e chiudiamo con altri due grandi nomi della danza contemporanea: Pina Bausch (http://www.youtube.com/watch?v=KXVuVQuMvgA) e Maurice Béjart (http://www.youtube.com/watch?v=62BThrVn-5I) ricordando le loro intense e diversissime coreografie de Le Sacre du Printemps.
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Stefano Mavilio Esperto di comunicazione. Fondatore di ArsTuaVitaMea si occupa di cultura e comunicazione con i nuovi media. Responsabile comunicazione dell'agenzia televisiva Videocomunicazioni.com
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