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Prokof’ev al San Carlo di Napoli

di Daniele Mattera • 25 maggio 2009 • 3715

Orchestra e Coro del Teatro di San Carlo
Direttore dell’Orchestra – Michail Jurowski
Direttore del Coro – Marco Ozbic
Mezzosoprano – Anastasia Boldyreva
Programma
Sergej Prokof’ev, Sinfonia né°7 in do diesis minore op.131
Sergej Prokof’ev, Aleksandr Nevskij, cantata per mezzosoprano, coro e orchestra op.78
22 maggio 2009 | ore 20.30
L’ultimo appuntamento della stagione sinfonica del Teatro San Carlo (altri due saranno nell’ambito del Napoli Teatro Festival di giugno e avranno luogo al Teatro Verdi di Salerno) é nato come un bel ‘fuori programma’, in sostituzione di un altro concerto dell’Orchestra annullato lo scorso aprile. Come accade spesso in questi casi si é trattato di una sorpresa positiva: l’orchestra del Teatro, sotto la bacchetta di un direttore di vaglia come Michail Jurowski, ha dato un’ottima prova di sé. D’altra parte Jurowski, per nascita, formazione e successive esperienze, é un profondo conoscitore del repertorio del ‘900, e segnatamente quello russo, che ha dominato la serata, un tutto-Prokof’ev. La prima parte del programma ha previsto la Sinfonia né° 7, la cosiddetta Sinfonia della giovinezza sebbene risalga al 1952, l’anno precedente la scomparsa del musicista. Con le sue melodie frammentate, sempre senza sviluppo che sembrano rincorrersi l’opera ha avuto un’esposizione analitica, mai indulgente verso la facile cantabilità  o le sporadiche accattivanti idee melodiche di richiamo popolare. Altra musica – é il caso di dirlo – con Aleksandr Nevski, la cantata che Prokof’ev scrisse per il film di Eisenstein nel 1938. Già  dalle prime note si capisce lo spirito emotivo della composizione, di grande efficacia descrittiva. Iniziata un po’ in sordina, questa esecuzione sancarliana ha raggiunto vertici di vera grandiosità  e imponenza musicale, anche grazie all’indispensabile apporto del Coro diretto da Marco Ozbic, e di Anastasia Boldyreva, mezzosoprano dalle caratteristiche vocali esemplari della scuola russa, e dall’austero fascino scenico, come un’Antigone che piange e onora le vite spezzate dalla battaglia per il riscatto del popolo russo.

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Daniele Mattera Daniele Mattera, nato nel 1955, ha coltivato due percorsi di studio. In uno, come medico, si è laureato all’Università di Napoli, ha studiato gastroenterologia presso l’Università di Napoli e l’Università di Edimburgo e ha arricchito la sua preparazione con percorsi di studio e di lavoro in medicina generale (d’urgenza e di base) presso strutture sanitarie pubbliche di Napoli. Nel secondo, come teatrante, si è diplomato Mimo-Attore alla scuola di Michele Monetta, ha studiato recitazione con il Theatre de Poche di Napoli, antropologia teatrale con l’Odin Teatret di Ostelbro e si è formato nell’ambito del teatro sociale, attraverso stages e laboratori con il Living Theater, il Teatro dell’Oppresso e la Scuola di Teatroterapia di Walter Orioli. Attualmente, lavora presso il Policlinico Universitario Federico II di Napoli e presso Hobos Teatro, occupandosi di patologie digestive e di teatro di impegno civile.
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