Palermo. Al Palab “Light creates Life”, le fotografie di Eyal
La suprema vocazione dell’arte non consiste nella ricerca della bellezza, ma nel tentativo di spiegare l’uomo all’uomo. Considero improprio e fuorviante fare esperienza di tutto attraverso la sola categoria del bello. Siamo noi a dare senso a rocce e sassi, in quanto la realtà si trova nell’occhio di colui che la osserva.
Se mi chiedeste cosa fotografo, non saprei rispondervi. Chiedete invece alle mie fotografie e loro sapranno mostrarvi chi sono.
Il mio mondo annebbiato spazia fra realtà concreta e ricerca di nuove avventure visuali. La fotografia mi procura una via alternativa attraverso la quale sono io, e soltanto io, controllo o non controllo le regole.
Attraverso la fotografia creo universi paralleli, mondi che vivono e si nascondono nella mia intimità più profonda. La macchina fotografica é uno strumento solo apparentemente oggettivo, che uso per raffigurare una realtà comune e quindi la mia verità racchiusa in un solo momento.
Attraverso la manipolazione del negativo costruisco realtà parallele, o soltanto un nuovo modo di osservare quella già esistente. La tensione verso l’utopia (o la distopia) é il principale motivo di queste fotografie.
Viviamo infinite diverse realtà . Quella che presento passa attraverso l’obiettivo, prolungamento dei miei occhi mediante il quale consegno a voi – senza alcun filtro – la mia verità .
Ruolo incontestabile dell’arte é il congiungere realtà diverse: nel mio caso, la sintesi dei mondi interiori di artista e osservatore. Spetta a questi l’assegnazione all’opera di un eventuale significato, con il quale non ho familiarità e forse non ne avrò mai.
In quanto costruttore di senso, lo stesso osservatore diviene dunque un artista che interpreta sulla scorta di esperienze e fantasie proprie.
La razionalità non rappresenta a mio avviso una via percorribile. Sogno e fantasia governano le mie opere (come anche il mio mondo interiore, d’altronde).
Come la nostra visione del mondo giunge a noi mediante rifrazione e riflessione dei raggi, così le mie opere prendono vita da un dirompente processo di scomposizione e ricomposizione della luce.
Colgo la luce e la tratto come materia nelle mani di un creatore. Squarciando il suo fascio creo un mondo diverso, frantumato e attraente. Dai suoi ‘cocci’ si crea un mondo tutto nuovo, metafora di nuova vita popolata da diverse entità o da una nuova evoluzione delle specie già esistenti.
La luce continua a controllare il processo creativo, ma stavolta a modo mio, adesso che la mia persona e la luce si sono unite in un tutt’uno.
Utilizzo la luce come farebbe un pittore con i suoi colori, come uno scultore che modella il marmo.
Se le parole avessero la forza di esprimere le emozioni suscitate in me dalla luce, non avrei più bisogno di ricorrere alla macchina fotografica.
Le fotografie sono state realizzate in Israele, in un arco cronologico compreso fra il 2006 e il 2008.
Tecniche utilizzate: sperimenti mirati alla scomposizione della luce, attraverso il ricorso a diapositive, filmati e inversione di colori e di immagini.
opening party sabato 12 luglio dalle ore 21.00
PALAB, via del fondaco Palermo
dal 12 luglio al 7 settembre 2008
orario dalle 18 alle 24
tutti i giorni, ingresso libero
Leggi anche:
post correlati con foto
Lucrezia Alessia Ricciardi
| Tutti gli articoli di Lucrezia Alessia Ricciardi

