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Milano. Alla Galleria Rubin c’è “Small forms, Great attitudes”

di Lucrezia Alessia Ricciardi • 4 settembre 2008 • 2154

La Galleria Rubin apre la stagione espositiva con la mostra di scultura ”

Small Forms, Great Attitudes

Small Forms, Great Attitudes

” 
Una selezione di opere di piccole e medie dimensioni di artisti italiani e stranieri. La collettiva vuole sottolineare come in piccoli esempi d’eccellenza si celino incredibili potenzialità espressive. 
In mostra opere di scultori che hanno riscoperto e attualizzato antiche tradizioni, come la lavorazione del legno in Val Gardena, a cui Gehard Demetz ha attinto aggiungendovi la propria capacità inventiva e combinatoria.  Fabio Viale, che in egual modo, ha riportato in auge uno dei materiali più tradizionali della scultura, il marmo, reinventandolo con ironia. I campani Perino & Vele che si sono cimentati con un materiale inconsueto per l’arte contemporanea come il papier mâché, esaltandone ed amplificandone le potenzialità espressive.  Un’altra coppia, di virtuosi del marmo, si cela invece dietro lo pseudonimo di Peducci e Savini s.a.s,  due giovani artisti dalla solida formazione che interpretano gli oggetti del quotidiano e ripropongono le sculture della tradizione italiana attraverso uno sguardo spregiudicato e arguto. Chi ha fatto della versatilità dei materiali la sua prerogativa è la scultrice Paola Margherita, che si destreggia con abilità tra differenti media: carta, gesso bronzo e terracotta. In questo viaggio nella rappresentazione plastica non poteva mancare anche un esponente della figurazione: Paolo Schmidlin, con i suoi personaggi dalla forte teatralità realizzati in terracotta e bronzo dipinti. Le sculture degli artisti italiani saranno in aperto dialogo con i lavori di altrettanti scultori esteri. L’olandese Maurice Joosten esporrà sculture in vetroresina dalle forme leggere e sinuose che saranno contrapposte  ai volumi duri ed emergenti dell’acciaio delle opere dalla tedesca Julia Mangold.  Un contrappunto di forme che si incontrano  formando un percorso parallelo  tra  la  fragilità  del  carbone, nelle creazioni del coreano Bahk Seon – Ghi e le trasparenze di Herbert Hamak. Le sculture dell’artista tedesco sono realizzate in resina ed hanno la caratteristica di catturare la luce trattenendola e creando riflessi di colore.

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