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Love Car (Macellerie Pasolini)

di Patrizia Caffiero • 7 gennaio 2010 • 4330

macellerie pasolini“Le discipline del corpo e le regolazioni della popolazione costituiscono i due poli intorno ai quali si e’ sviluppata l’organizzazione del potere sulla vita”
M. Foucault, “La volonta’ di sapere”

Ho visto “Love Car” a , lo scorso giugno, nel corso della rassegna “perAspera. Drammaturgie possibili”. Dietro le quinte di ‘’, c’e’ il regista-drammaturgo , che dirige anche artisticamente perAspera.

Finalmente una performance-installazione che, a differenza di quello che si vede in molti eventi contraddistinti dalla contaminazione fra teatro e altri media e’ carica di significato ma priva di pedanteria risultando poetica, sognante, dura.
Il set della scena e’ l’abitacolo di una multipla. L’unita’ dello spazio e’ data dall’interno dell’auto, da cui i protagonisti della pièce non escono mai.
Un uomo e una donna (Cristina Matta e Romano Tre Re’) nell’arco dei circa venticinque minuti trascorrono un’esistenza intera, quella della loro relazione.
Una voce registrata porta fuori scena il messaggio dell’atrocita’ di una vita attaccata al respiratore, che non e’ vita.
Altri suoni registrati, folgoranti citazioni di dialoghi film sono mandati ‘in onda’. La colonna sonora di “Love Car” non e’ solo uno sfondo, e’ semanticamente parte integrante dell’opera.

L’uomo ha i capelli bianchi e il viso segnato, la donna non e’ bella secondo canoni estetici standard; fortemente espressiva la spontaneita’ dei movimenti femminili, spigliati e timidi al tempo stesso.
La pienezza ‘fuori moda’ delle forme della donna, le rughe dell’uomo raccontano qualcosa di importante, della bellezza dei corpi “non omologati”.
Non e’ solo un marchio la dicitura: ‘’, il rimando alla poetica dello scrittore e’ chiaro, fosse anche soltanto per questa scelta.
Tutto potrebbe sembrare ridotto alla rappresentazione di un’intimita’coniugale in cui il pubblico e’ meramente voyeur, ma e’ proprio il discorso del reality che qui e’ completamente rovesciato, perche’ l’empatia dello spettatore verso la situazione e’ corretta dalla pulizia dei gesti dei protagonisti, non affidati al caso ne’ improvvisati; al moltiplicarsi delle valenze simboliche degli oggetti presenti o dei movimenti degli attori (che si ripetono, a distanza, per due volte), che lo spettatore puo’ impegnarsi, se lo desidera, a cercare, individuando diversi livelli di lettura dell’opera.

Sul canovaccio di una regia esatta, e a causa della presenza simbolica di pochi oggetti, un pettine, le chiavi dell’auto, un telone di plastica, nasce per il pubblico la condivisione della vita della coppia e la commozione si trasforma in riflessione.
L’assenza del sonoro nel dialogo fra i coniugi da’ ai loro gesti una pienezza quasi perturbante.
Le tracce di una vita in cui sono presenti l’amore, la confidenza, il rischio, quindi, del dolore e della perdita: questi devono essere gli elementi fondamentali dell’idioma con cui si puo’ affrontare anche la problematica della vita sospesa, della vita attaccata alle macchine; ne’ le parole dei dogmatismi ideologici, ne’ le fredde terminologie mediche possono sostituirsi al linguaggio vivente e articolato dei sentimenti.

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Patrizia Caffiero E'laureata in Lettere moderne con una tesi su Pier Paolo Pasolini e i Nuovi Poteri. Appassionata di teatro e di cinema, ha pubblicato il racconto "Di che sesso sei?" per l'editore Fernandel (2007)nell'antologia "Quote rosa". Sempre del 2007 "Guarda che prima o poi Dio si stancherà  di te. Alunni e studenti di scuole bolognesi raccontati da un'educatrice" per Miraviglia editore. Sta promuovendo un racconto dell'antologia Fobieril (Jar edizioni) e scrivendo un saggio su P. P. Pasolini
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