Cinquant’anni fa usciva in radio ‘Resta cu’ mmè’ di Modugno
La storia di uno dei brani più discussi di Domenico Modugno e Dino Verde: dalla censura al successo nelle hit parade. La Rai ne epurò alcuni versi perché mettevano in discussione la verginità .
Roma, 10 feb. – (Ign) – E’ il 1957. In un camerino di un teatro milanese, dopo una lunga tournée Domenico Modugno incontra il paroliere Dino Verde. Uno scambio di battute, una sigaretta e del buon vino. Sugli spartiti bianchi appoggiati su un tavolino di legno nascono i versi di ‘Resta cu’ mmé’. E’ uno dei tanti, celebri brani del cantautore pugliese. Uno di quelli che hanno segnato la storia della canzone d’autore italiana. Intanto perché il brano stesso ha una sua personalissima storia. E’ scritto in napoletano con dei versi che non rispecchiano più la tradizionale ‘forma canzone’. Si tratta in breve di una poesia in musica.
Sono passati cinquant’anni da quel giorno e oggi potrebbe far sorridere pensare che proprio quel testo fu modificato dalla commissione censura della Rai. Nell’Italia clericale e bigotta di quegli anni c’erano delle regole da seguire. E questo valeva per tutti. In tv non si poteva dire membro del parlamento, perché la parola membro era sessualmente provocatoria. Sui dischi che arrivavano nelle emittenti radiofoniche o in televisione veniva proprio applicato un bollino con le scritte ‘Non trasmettere’, ‘Non idoneo’, ‘Scartato’, a seconda delle parole contenute nel testo.
Il testo della canzone di Modugno e Verde racconta di un amore disperato: ”Resta cu’ mmé, pe’ carità , statte cu’ mmé, nun me lassà . Famme penà , famme ‘mpazzì, famme dannà , ma dimme sì. Moro pe’ tte, vivo pe’ tte, vita d’ ‘a vita mia”, recita il testo, in un crescendo che culmina con la frase disperata: ”Nun me ‘mporta d’o passato, nun me ‘mporta ‘e chi t’avuto, resta cu’ mme, cu’ mme’‘.
E proprio su quest’ultimo grido disperato interviene la censura. La frase: ”Nun me ‘mporta d’o passato, / nun me ‘mporta ‘e chi t’avuto” deve diventare ”Nun me ‘mporta si ‘o passato / sulo lacrime m’ha dato”. La commissione Rai vide, infatti, nelle parole “nun me ‘mporta ‘e chi t’avuto” una troppo esplicita allusione sessuale ad una presunta perdita di verginità .
La canzone conosce però un successo mondiale. Viene inclusa nella colonna sonora del film di Luigi Comencini ‘Mariti in città ’ e viene ripresa da altri grandi interpreti della musica italiana. Storiche rimangono le versioni di Mina e di Ornella Vanoni. Nel 1994 a cantarla é Roberto Murolo in un duetto con Lina Sastri e nel 2002 Renzo Arbore la traduce in inglese con il titolo di ‘Stay here with me’, uno dei brani più richiesti tra i bis nella sua torunée americana.
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Stefano Mavilio Esperto di comunicazione. Fondatore di ArsTuaVitaMea si occupa di cultura e comunicazione con i nuovi media. Responsabile comunicazione dell'agenzia televisiva Videocomunicazioni.com
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