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Parma, la banca dati dei periodici musicali italiani

di Stefano Mavilio • 28 Agosto 2008 • 2093

Ars et Labor

Digitalizzare la conoscenza: trasferire 700.000 pagine dal supporto cartaceo a quello elettronico. E’ il progetto “ dei periodici musicali italiani”, realizzato dall’Istituzione Casa della Musica di e dal (Centro Internazionale di Ricerca sui Periodici Musicali), che entro il 2009 renderanno consultabile on-line e gratuitamente la raccolta di riviste italiane dall’inizio dell’Ottocento alla metà del Novecento. Tutti gli studiosi e gli appassionati potranno usufruire di questo importantissimo servizio unico in Italia, che darà la possibilità di accedere comodamente dal proprio computer alle immagini e alle informazioni tecniche e storiche su ciascun periodico.

Basterà inserire le parole-chiave in specifiche categorie ed ecco che appariranno le informazioni richieste e quelle attinenti al relativo argomento che l’utente non aveva necessariamente pensato di recuperare. Per lo studioso è un sistema veloce e soddisfacente, ma dietro c’è un lavoro di catalogazione e indicizzazione eseguito da esperti in materia.

Il professore Marco Capra, direttore scientifico del e della Casa della Musica, nonché docente di “ moderna e contemporanea” dell’Università di , dirige i lavori a partire dal 2002 e recentemente ha presentato il progetto a Napoli in occasione del convegno annuale dell’International Association of Music Libraries (IAML). A partire dal 2006 ha potuto contare su un finanziamento complessivo di 360.000 euro da parte del Ministero per i beni e le attività culturali a cui si sono aggiunte le risorse della Casa della Musica e del . Finora sono state digitalizzate 250.000 pagine e, al termine dell’opera, il risultato previsto è di 500.000 pagine complessive, corrispondente al 72% dell’intera raccolta conservata al .

La musica fa parte della nostra vita, anche inconsapevolmente. Tutti noi viviamo ascoltando suoni provenire da radio, televisione, lettori mp3 e, ora, anche per mezzo dei telefonini. Ma sono in pochi ad occuparsi di questa forma di comunicazione che richiede un’accurata specializzazione sulla sua storia per fornire un servizio efficiente come quello proposto già da anni dalla Casa della Musica.
“Per la raccolta del materiale - spiega il dottor Capra - è stato abbastanza “semplice” trovare quello risalente ai secoli passati, dal momento che le riviste, prodotti d’élite utilizzati da cittadini alfabetizzati ed elevati socialmente, venivano regolarmente conservati nelle case di privati e in biblioteche. Più difficile, invece, recuperare i periodici più recenti, quelli venduti nelle edicole e poi gettati via”. Gettando, così, anche buona parte di italiana.

Ma, ormai, siamo nell’era di internet e anche i giornali iniziano a nascere sul web: come sarà possibile raccogliere le pagine on-line, così immateriali e ad alto rischio di estinzione, vista la facilità con la quale si aprono e chiudono i siti internet? “E’ un aspetto che non abbiamo ancora affrontato. Sicuramente le banche-dati dei periodici elettronici conservano la memoria storica e artistica del passato, proponendo un quadro della vita musicale. Ma il rischio di perdere tutti i dati è sempre in agguato. Non c’è il supporto cartaceo, fisico e, quindi, reperibile. Senza contare che è molto più difficile vagliare l’attendibilità di un sito piuttosto che quella di una rivista, che offre una certa garanzia dal punto di vista editoriale”.

da Repubblica.it

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Stefano Mavilio Esperto di comunicazione. Fondatore di ArsTuaVitaMea si occupa di cultura e comunicazione con i nuovi media. Responsabile comunicazione dell'agenzia televisiva Videocomunicazioni.com
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