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Al British Museum memorie «pop» di Adriano - Il Sole 24 ORE

di Stefano Mavilio • 26 Luglio 2008 • 1875

LONDRA. Un corridoio a spirale scuro e stretto nella Rotonda, l’austera Reading Room del . Il buio appena oltre la grande volta trasparente di sir . Poi d’improvviso imponente e maestosa la colossale testa di Salagassos. E gli occhi di marmo che scavano dentro di noi. La severa maestà di Adriano ci cattura. L’incanto si concentra tra i riccioli giganteschi, la barba alla greca infonde ancora un non so che di rassicurante. Rinvenuto per caso nell’agosto 2007 nella cittadina turca di Salagassos, questo gigantesco ritratto dell’imperatore graeculus è insieme simbolo e viatico della al , Hadrian Empire and Conflict. Titolo dalla eloquente chiarezza di intenti: fornire una nuova prospettiva su vita ed eredità, contraddizioni e ruolo politico del comandante militare e poi del sovrano dalla complessa personalità. Ridimensionando inevitabilmente, come da sempre sostiene gran parte della storiografia, l’enigmatica allure yourcenariana. A partire dall’ascesa al potere (prima sezione della , A new elite), raccontata attraverso i ritratti della famiglia imperiale. Un albero genealogico composto dai busti di Pompeia Plotina (dal Museo d’ e di storia di Ginevra), da quello di suo marito, l’imperatore Traiano (), di sua sorella Ulpia Marciana (Museo di Ostia), quello bellissimo di sua figlia Matidia (dai Musei Capitolini) e della di lei figlia Sabina (dalla Carlsberg di Copenaghen), andata in sposa a soli 15 anni (nel 100 d.C.) a Adriano, qui presente nella carrellata di ritratti attraverso il busto di marmo del . Una carrellata che ha in Adriano e in Plotina, che svolse un ruolo cruciale nell’ascesa al potere del suo protetto, le ali estreme di questa saga familiare, dove la conquista del potere si lega indissolubilmente all’intrigo. Fu Plotina, alimentando il gossip del tempo, a convincere un Traiano morente a scegliere Adriano come suo erede. Una nuova elite di «latifondisti spagnoli» (Adriano era nato a Italica), destinata a scalare le vette del più grande impero. E qui registriamo il primo dei molti paragoni, fin quanto azzardati non è dato sapere, di questa ricostruzione . La famiglia di Adriano produceva olio d’oliva che poi esportava a Roma: olio importante per l’economia d’allora come il petrolio dei giorni nostri. La famiglia imperiale come i Bush d’oggidì? Che dire poi dell’Adriano che appena salito al potere consolida i confini e abbandona la Mesopotamia, «l’odierno pantano dell’Iraq». Qui il paragone «attualizzante» per il condottiero d’allora è rinvenuto in Barak Obama. (Scontato, inutile, troppo? ). Sono gli stessi curatori che archiviano senza tanti complimenti la figura di imperatore filosofo, cara a noi lettori della . È inadatta all’oggi «ogni epoca ha il suo Adriano» spiegano in conferenza. Relegata alla letteratura dunque, insieme alla sua effigie più rappresentativa: la statua di Adriano in veste greca proveniente da Cirene, in possesso dello stesso British. Un recente esame della scultura ha evidenziato come la testa dell’imperatore nell’800 venne erroneamente accostata dai restauratori del museo a una statua sbagliata, abbigliata all’ellena. Merito quest’ultimo, fra i maggiori della , insieme all’aver portato a Londra i resti del colosso di Salagassos (oltre alla testa di cui sopra una gamba e il piede della statua, che era alta 4/5 metri, e presentava un torso in legno, rivestito in bronzo, mentre alle estremità era riservato il marmo). Ma la foga distruttiva del possente mito letterario può giocare brutti scherzi. E ciò a prescindere da una valutazione sulle scelte, per altro non esclusive della stessa , dove l’imperatore convive, pur tormentato, con il filosofo sensibile. Qui nella seconda sezione in , dal titolo War and Peace, la scelta netta è per il condottiero e per il politico spregiudicato. Di più, per il genocida da «la faccia nazista». Vero è che, come ben documentano i reperti provenienti da Israele (fra cui il bellissimo bronzo con la testa di Adriano e il torso di attribuzione dubbia proveniente da Tel Shalem, e per la prima volta fuori da Israele), la repressione alla rivolta del 132 dC guidata da Simon Bar Kokhbad (Son of the star) fu un bagno di sangue, con oltre mezzo milione di ebrei trucidati. Ma occorreva scomodare la storia del ‘900? E ancora che dire della ricostruzione che vuole nella piega rappresentata nell’orecchio della statua di Adriano giovane (dal Prado di Madrid) un evidente sintomo di patologie coronariche? Accostamenti storici lassi e diagnosi ad effetto: il dubbio è lecito, un’unica regia mass-mediatica ha forse forzato la mano? Era poi necessaria? CONTINUA …»

Il book-shop è ricolmo di ceramiche con rametti d’olivo di dubbio gusto, di magliette over size con immagini del Vallo. Certo resta lo sforzo di una dalle 170 opere provenienti dai più disparati paesi. La terza sezione (Architecture and Identitity) e la quarta (Hadrian’s Villa) offrono uno spaccato sulla politica costruttiva di un Adriano che avrebbe cambiato il volto della capitale e dell’impero, imprimendo una svolta nella storia dell’architettura. Qui il paragone, questo sì dovuto, è fra la volta del Pantheon e quella, ispirata per la mediazione michelangiolesca, con la Rotunda, la Reading Room di Sydney Smirke. La sesta sezione è invece dedicata a Sabina (ritratto di Sabina dai Musei Capitolini) mentre l’ultima Towards eternity contiene i due Pavoni in bronzo dai Musei Vaticani. Eppure quando si affronta il quinto settore del percorso, quello intitolato Antinous - con al centro la bellissima testa di Mondragone proveniente dal Louvre e quella di Antinoo-Osiride dal Museo Gregoriano Egizio, il dubbio di aver senza motivo strizzato l’occhio al marketing si rafforza. La passione omosessuale dell’imperatore nessuno la discute. Qui la torna d’attuale e indiscussa prepotenza, ma quel che non convince è ancora una volta l’esibita messa in campo delle categorie dei nostri giorni. L’amore gay farà anche “cool”, ma oltre al botteghino a cosa giova? Piuttosto, il biglietto costa 12 sterline (12 £, sic!) il catalogo - con le didascalie quasi tutte sbagliate delle opere presenti - 25 pound e il book-shop trabocca di gadget improbabili. Insomma, forzature mass-mediatiche a parte, una buona occasione per vedere alcune delle più interessanti scoperte recenti.

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Stefano Mavilio Esperto di comunicazione. Fondatore di ArsTuaVitaMea si occupa di cultura e comunicazione con i nuovi media. Responsabile comunicazione dell'agenzia televisiva Videocomunicazioni.com
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