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Nico, la musa dark dei Velvet Underground - Il Sole 24 ORE

di Stefano Mavilio • 22 Luglio 2008 • 1800

«C’è posto qui per due creature infelici?». ha sempre avuto l’occhio lungo per le bionde. Quando vide arrivare, in visita nel 1959 sul set de «La Dolce Vita», quella Christa Päffgen che tutti chiamavano , ne restò affascinato e la volle nel suo film. Ventunenne originaria di Colonia, era già comparsa ne «La Tempesta» di Alberto Lattuada e in «For The First Time» di Rudolph Maté. Non proprio quel che si dice interpretazioni memorabili. Fellini però ne fece un simbolo, riuscendo a evidenziarne il lato decadente e crepuscolare prima ancora che, intrapresa la carriera musicale, diventasse la sacerdotessa indiscussa del lato oscuro del rock. A caccia di un passaggio insieme all’amico Marcello (Mastroianni), «C’è posto qui per due creature infelici?», butta lì «Nicolina» in un celebre episodio del film-capolavoro.

Modella, attrice e musicista, è morta a Ibiza vent’anni fa, il 18 luglio 1988, in seguito a una banale caduta in bicicletta. Emorragia celebrale, dicono i referti medici. Tutto ci si poteva aspettare, da una con almeno 15 anni di eroina alle spalle, meno una fine così ordinaria. Per giunta nella stessa isola delle Baleari dove, in un certo senso, era nata la sua leggenda, allorché il fotografo l’aveva ribattezza , lei appena 15 enne, in onore del di lui ex compagno e regista Papatakis.

Fu Bob Dylan a presentarla al guru della . Il quale, dopo averla voluta in alcuni corti realizzati insieme al regista Paul Morrissey, praticamente la impose come cantante ai suoi protetti . Il primo album della band capitanata dal cantante e chitarrista e dal polistrumentista John Cale, quel «The « & » con la banana in copertina, vede la voce cavernosa di riempire gli spazi vuoti di «Sunday Morning» e cimentarsi da solista in altri tre classici: «All tomorrow’s parties», «I’ll be your mirror» e «».

Non è chiaro come mai quella collaborazione durò solo il tempo di un album. «Volevano sbarazzarsi di me perché ricevevo più attenzioni di loro da parte della stampa», ebbe a dire qualche anno dopo. Forse però la ragione principale risiede in quel triangolo amoroso, con invitabile contorno di gelosie, che la vide legarsi prima a Reed e poi a Cale (com’è che fa «»? She’s going to break your heart in two…). non era estranea a questo tipo di situazioni. Improntato a un rigoroso turnover, il suo curriculum amoroso era degno di una groupie, includendo stelle del come Alain Delon (da cui ebbe un figlio nel 1962) e leggende del rock come Brian Jones, Jim Morrison, Tim Buckley e Iggy Pop.

Tracce di Reed e, soprattutto, di Cale in veste di produttori, compositori e musicisti si trovano comunque disseminate lungo tutta la carriera solista di . A cominciare dall’lp «The Marble Index» (1968), che segue il timido debutto «Chelsea Girl» (1967), passando per «Desertshore» del 1970 e «The end» del 1974, dove si cimenta in un’oscura cover dell’omonimo pezzo dei Doors. Atmosfere notturne, tessiture vocali cantilenanti e sentimentalismi decadenti intarsiati con l’harmonium che le aveva regalato Cale: gli ingredienti del dark sono tutti qui. «Sono venuta per morire con voi», ha esordito una volta davanti al suo pubblico. Poco importa se i successivi «Drama of exile» e «Camera obscura» non saranno all’ altezza del mito. La leggenda gotica era nata e non basta certo una sciocchezza come la morte per cancellarla.

Nico, la musa dark dei Velvet Underground - Il Sole 24 ORE

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Stefano Mavilio Esperto di comunicazione. Fondatore di ArsTuaVitaMea si occupa di cultura e comunicazione con i nuovi media. Responsabile comunicazione dell'agenzia televisiva Videocomunicazioni.com
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