Tom Waits intervista se stesso sul Corriere.it
«Siamo scimmie con soldi e armi»
Geniale intervista di Tom Waits pubblicata dal Corriere.it. L’astruso musicista si auto-intervista lasciando una miniera di tracce da esplorare per uina vita.
MILANO — Tom Waits intervista Tom Waits. Domande a ruota libera, da temi privati a curiose liste di preferenze, da quiz a riflessioni da intellettuale. Per lanciare il «Glitter and Doom Tour» che lo porta per la prima volta in carriera a Milano con tre concerti-evento agli Arcimboldi (17-18-19 luglio), il cantautore americano ha scelto di dare, come lui stesso dice, «un’insolita occhiata al cuore di Tom Waits». (LEGGI L’AUTOINTERVISTA INTEGRALE)
Del resto è un personaggio singolare, fuori dalle righe. Lo riconosce lui stesso, nell’introduzione a questo dialogo allo specchio. «Devo ammettere che prima di incontrare Tom avevo sentito così tante voci e gossip che avevo paura. I suoi debiti di gioco, il suo magnetismo animale accoppiato con il disprezzo per i sentimenti degli altri… La sua collezione di pistole, le sue spese folli, i festini a base di droga, la pipì in pubblic o…», scrive su www.antilabelblog.com, blog della sua etichetta. Le chiacchierata parte, forse per mettersi a proprio agio, dai dischi. Il più strano della sua collezione? «“The best of Marcel Marceau”. Ci sono 40 minuti di silenzio, seguiti da applausi. Lo metto su quando sono in compagnia. Ma mi dà fastidio quando la gente ci parla sopra».
Ecco la battuta, il sense of humour che scoppia qua e là. La «conversazione con se stesso» insiste sui gusti personali. L’elenco degli artisti che lo hanno influenzato è vasto. Una trentina di nomi, senza motivazioni. Unico filo conduttore sembra essere l’appartenenza alla cultura, musicale ma non solo, americana. Fra i citati Kerouac, Dylan, Bukowski, James Brown, Lee Marvin, Thelonious Monk, John Ford, Johnny Cash, Frank Sinatra, Louis Armstrong. Fuori dai confini Usa c’è spazio per pochi: tre inglesi, la cantante Mabel Mercer e gli Stones Jagger e Richards; l’attore messicano Cantinflas; Federico Fellini e Enrico Caruso. Una citazione per la nostra cultura anche nella lista dei «fari» musicali: il «Nassun Dorma» (errore di battitura compreso) dalla «Turandot» sta in una sterminata playlist a fianco di «You’ve Really Got Me» dei Kinks, «Georgia on My Mind», «Oh Holy Night ». Dalla musica al cinema, con le scene memorabili: «De Niro in Toro scatenato. La faccia di Julie Christie in Il paradiso può attendere quando le viene detto “Vuole venire a prendere un caffé?”. James Dean in La valle dell’Eden quando dice all’infermiera di andarsene».
Qua e là anche qualche domanda in stile «Chi vuole essere milionario? ». «Cosa c’è scritto sulla tomba di Hemingway?». «Scusatemi se non mi alzo», risponde Waits, anche se in realtà questa era l’idea dello scrittore che non venne mai realizzata. Spassosissime le liste. Le cose strane che lo hanno colpito? Al primo posto «una vera bellezza: le macchie d’olio lasciate dalle macchine nei parcheggi ». A seguire, in ordine sparso, «il miglior cibo: all’aeroporto di Tulsa, Oklahoma» e «denti finti in un banco pegni». Fra i suoni preferiti «la voce della moglie» Kathleen Brennan, coautrice dei suoi pezzi, ma anche «il ghiaccio che si scioglie». La sua più grande paura è «un uomo morto nel sedile posteriore di una macchina con una mosca che gli cammina sull’occhio», ma c’è anche «la vittoria di McCain», candidato repubblicano alla Casa Bianca. Si toccano anche temi seri.
Cos’è il paradiso per te, si chiede Tom? «Io e mia moglie sulla Route 66 con una tazza di caffé, una chitarrina, un registratore di terza mano, dentro a un motel e una macchina che viaggia parcheggiata vicino alla porta». Sogno più che realizzabile. Dal personale al generale: cosa non va nel mondo? «Siamo sepolti dal peso dell’informazione che molti confondono con la conoscenza. Siamo scimmie con i soldi e la pistola». Il tour è lasciato in coda. «Ho una band stellare. Suonano con la precisione di una macchina da corsa e sono tutti prestigiatori. Con loro faccio canzoni che non ho mai osato fare fuori dallo studio», annuncia. Ma cosa vede nello specchio? Tornando all’introduzione, il giudizio è benevolo: «Gentile, intelligente, aperto, lucido, disponibile, loquace, pulito e rispettoso: un boy scout e un gigante ».
Andrea Laffranchi
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Stefano Mavilio Esperto di comunicazione. Fondatore di ArsTuaVitaMea si occupa di cultura e comunicazione con i nuovi media. Responsabile comunicazione dell'agenzia televisiva Videocomunicazioni.com
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