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Napoli, “Lontana la città” di Fortunato Calvino al Nuovo Teatro Nuovo di

di Luciana Marchese • 20 Aprile 2008 • 347 Views 1566
Mercoledì 23 Aprile 2008 21:00aDomenica 27 Aprile 2008 21:00

lontana_la_citta_-_roberta_serrano_massimiliano_rossi-225x300 Napoli, Lontana la città di Fortunato Calvino al Nuovo Teatro Nuovo di Il debutto, in scena, di un nuovo capitolo teatrale dell’autore e regista partenopeo che, ancora una volta, affronta le viscere oscure della città.

Il diviene lente d’ingrandimento su quell’intricato labirinto di vicoli, attraversando le viscere più oscure di , città tormentata da ataviche e complesse contraddizioni. Un impegno a cui si dedica, da tempo, con la stesura di testi teatrali ispirati a problematiche sociali, tra i quali Lontana la città (testo finalista al Riccione di 2005), che debutterà, in prima nazionale al Nuovo Nuovo di (Sala Assoli), e di cui il drammaturgo ,partenopeo firma anche la regia.

Presentato da Metastudio ’89, l’allestimento si avvale della presenza, in scena, di Roberta Serrano, Gioia Miale, Loredana Simioli, Massimiliano Rossi, Alessandro Poggiali, Stefano Siviero. Le musiche originali sono a cura di Paolo Coletta, le scene di Paolo Foti, i costumi di Annamaria Morelli, per la regia di .

Lontana la città è un testo che affronta l’argomento racket, la prevaricazione e la violenza delle cosche malavitose, ambientato in un quartiere periferico di , metropoli costituita da tante piccole città, isole dalle mura alte ed invisibili, lontane dalla città civile.
In questi microcosmi sopravvive una cultura arcaica e tribale, in cui sopraffazione e violenza convivono con religiosità e modernità.
In un quartiere popolare di , si trova una lavanderia gestita da Rosaria, madre di due figli: un maschio, che è riuscito a trovare lavoro al nord, ed una femmina, Anna, che l’aiuta nell’attività. La giovane figlia rappresenta il suo tormento, poichè frequenta il figlio di un malavitoso. Il marito, ex dipendente dell’Ilva di Bagnoli e vittima del prepensionamento, viene colpito da un’ischemia celebrale che lo costringe su una sedia a rotelle.

Per Rosa comincia una nuova vita, fatta di lavoro e sacrifici, per poter portare avanti la famiglia. La lavanderia va bene, i clienti sono tanti e tra questi ci sono anche i camorristi del quartiere, che non pagano da anni. Lei annota tutto, sperando che un giorno si decidano a saldare il conto. Intanto Don Ciro, il boss della zona, si è innamorato di lei e le rivela, senza remore, le sue intenzioni, ma Rosaria non apprezza le sue avance.
L’uomo, sposato e con figli, non accetta il rifiuto e diventa sempre più insistente, fino al giorno in cui, esasperato, tenta di farle violenza sotto gli occhi impotenti del marito. Rosaria decide allora di chiudere il negozio e cambiare città.

La scena vuota, i vestiti sospesi nella lavanderia di Rosaria rappresentano corpi-simbolo senza vita, anime schiacciate dal pizzo. I pochi elementi scenici indicano un mondo sospeso nel buio, ambito in cui Rosaria e Gaetano convogliano le loro esistenze. Ma mentre in Rosaria resiste un sentimento di ribellione alla violenza che pervade i vicoli del suo quartiere, Gaetano, invece, è un uomo mortificato dalla vita, che, con la perdita del lavoro, ha perso anche l’identità sociale.

“In Lontana la Città – conclude - ho voluto descrivere questo mondo complesso e contraddittorio. Ho utilizzato un linguaggio onirico e surreale, con uno sguardo costante allo stile del di tradizione, che, unitamente all’attenzione per la cruda e pregnante attualità e le tematiche sociali, ha sempre rappresentato l’elemento primario della mia scrittura teatrale”.

Nuovo Nuovo
Via Montecalvario, 16_Napoli
tel. 081/406062 www.nuovoteatronuovo.it

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