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Recensione”Troia’s Discount” visto il 13 aprile al Teatro Nuovo

di Luciana Marchese • 16 Aprile 2008 • 1552

“Troia’s Discount”, una rappresentazione teatrale scritta e diretta da e , domenica 13, in scena per l’ultima volta al Nuovo di .

Nell’alternanza di ombra e luce, musica e parole, urla e silenzio, si dipana il dramma esistenziale di cinque individui dai nomi che richiamano volutamente la mitologia classica: Eurialo e Niso, i due giovani amanti dell’Eneide; Creusa, Lavinia e Didone, tre donne legate dall’incontro con Enea.

Passato e presente si sovrappongono, quasi fondendosi, in un luogo asettico e claustrofobico che è il discount nel quale l’opera è ambientata. Uno spazio con margini precisi che racchiude un attimo senza tempo, quello in cui il senso di tragicità connaturato alla condizione umana si esprime e si dilata congiungendo contesti e persone che, a tutta prima, sembrerebbero avere poco in comune. La ricostruzione intermittente dell’atmosfera dei moderni centri commerciali è carica di simbolismi: l’alienazione dal se, la perdita di ogni contatto con la propria essenza nella società del consumismo, il senso di vuoto e di solitudine. Come acrobati in un circo, camminiamo su un filo sottile, cercando di tenerci in equilibrio per non cadere in quell’abisso che sembra volerci risucchiare. Le speranze disattese, i sogni infranti, le aspettative deluse da una vita in cui si fa fatica a riconoscersi, prendono corpo, forma e voce attraverso i protagonisti di una vicenda alogica il cui leit motiv va ricercato nell’amaro disincanto, nel senso di frustrazione, nel bisogno di strapparsi di dosso gli abiti di una storia che avevamo sognato diversa, nel sentimento di impotenza che accomuna i difformi vissuti di personaggi nevrotizzati dalla cruda e spietata realtà ed abitati da un’attesa che strugge. Molto avvincente il monologo di Anna Gualdo-Creusa, il grido di dolore tagliente e rabbioso di un sé obliato, soffocato e anestetizzato dall’asfissiante ripetizione dei gesti di una quotidianità mediocre e sterile in cui si è perduto il senso di ciò che si è. Il messaggio dei registi è chiaro e forte, ma il linguaggio scelto si nutre troppo spesso di forzature simboliche, esasperato ed esasperante, in alcuni punti manieristico e affettato, mortifica l’intensità di un’opera che avrebbe potuto sprigionare tutto il suo pathos con un modalità espressiva che avesse puntato a raggiungere il cuore, più che a stordire la vista e l’udito dello spettatore con musiche invadenti e scene a un po’ raccapriccianti. Gli attori sono tutti dotati di enorme talento, Fausto Cabra/Niso, EnzoCurcurù/Didone,Alberto Onofrietti/Eurialo, Angela Ravanelli/Lavinia ma la“Gualdo“/Creusa è assolutamente speciale. e Giovanni Forte mostrano smisurate potenzialità in virtù delle quali dovrebbero sentirsi pronti ad abbandonare i parossismi metaforici e costruiti a cui il contemporaneo ci ha abituato, per evitare di sprecare la sopraffina sensibilità e lo straordinario genio creativo da cui sono idiscutibilmente invasati.

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Luciana Marchese
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6 Commenti »

  1. Io credo che il pubblico abbia bisogno di esser provocato …destato da una condizione di sopore spesso troppo comoda!
    Quando esco dal teatro dopo aver assistito ad uno spettacolo in cui tutto è fin troppo esplicito smetto di pensare al senso dell\’opera dopo poche ore …porsi degli interrogativi, cercare il senso del parossismo metaforico apre la mente a tanti mondi possibili!
    Imma Colella

  2. Ho trovato lo spettacolo bellissimo, commovente, fa riflettere.
    Sono d’accordo non Imma: questo testo ci fa porre degli interrogativi, ci istiga a non lasciarci vivvere passivamente ma a far funzionare i neuroni, ormai calcificati dalla TV.
    Attori di staordinariaria bravura, Anna Gualdo eccellente.

    Nanà

  3. E’ indubbio che l’interpretazione dell’arte passi attraverso la sensibilità individuale…………ma è altrettanto indubbio che abbiate mal interpretato le parole della commentatrice Luciana Marchese, la quale non ha affatto detto di prediligere un metodo comunicativo più esplicito, ma ha semplicemente criticato gli eccessi e le forzature di uno spettacolo, di cui ha comunque apprezzatto l’originalità dei tutt’altro che espliciti modelli comunicativi.
    Condivido pienamente il suo punto di vista e le faccio i complimenti per la sensibilità d’animo, la raffinatezza del linguaggio ed il coraggio di esprimere il suo giudizio controcorrente.
    Davide

  4. il punto è che noi viviamo in un’epoca di eccessi …è la stessa questione che si pose qualche anno fa con “Passion” di Mel Gibson …perchè la gente comprendesse le sofferenze di Cristo Mel Gibson ebbe bisogno di eccedere con la violenza usatagli, espediente truce, ma forse l’unico per trasmettere al pubblico contemporaneo il massimo livello di dolore sprituale e fisico possibile.
    Troia’s Discount è un eccesso in tutto, e se non fosse tale non renderebbe a pieno il senso delle tematiche affrontate …purtroppo non siamo dotati tutti della stessa sensibilità e per suscitare l’interesse, per fare rumore spesso bisogna usare questi toni …lo prova il fatto che noi ne stiamo discutendo ..ed è un vero piacere!
    La raffinatezza linguistica di Luciana non è assolutamente messa in discussione ;)

  5. Tantissime belle parole ma quello che conta è ciò che uno spettacolo, come in questo caso, ti trasmette e a me ha fatto emozionzare molto.

  6. La donna nel carrello ha parlato della mia gabbia quotidiana e è un momento per me indelebile che non riesco a cancellare.

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