“Juno”, l’ultimo film di Jason Reitman
Dopo il debutto come regista con il film irriverente ed anticonformista,“Thak you for smoking”, Jason Reitman ritorna sul grande schermo proponendo la storia di un ‘adolescente del Minnesota, Juno, che si ritrova alle prese con una gravidanza indesiderata, frutto di un’amplesso consumato con il suo coetaneo nonché compagno di classe, Bleeker. La scelta del nome della protagonista non è affatto casuale, c’è un palese richiamo alla dea Giunone, protettrice delle nascite. Juno, dopo aver valutato la possibilità di abortire, decide di tenere il bambino e di darlo in adozione ad una giovane coppia benestante. Emblematica del contrasto tra un’esistenza adolescenziale e l’inaspettata ed improvvisa proiezione nel mondo degli adulti, è senza dubbio la tragicomica telefonata al “Mother Now, l’ambulatorio presso cui vengono praticate le interruzioni di gravidanza, effettuata dalla sedicenne con un apparecchio a forma di panino. Coraggiosa, onesta, spregiudicata, Juno mostra di essere dotata di un grande senso di responsabilità nonostante la sua acerba età . Attraverso dialoghi intelligenti e spesso intrisi di humour e briosità, il film tratta temi fondamentali come l’amore, la vita, la libertà, le relazioni umane, senza mai essere didascalico o moralista, scevro di intenti pedagogici, si limita ad una sospensione di giudizio. Ironia e leggerezza pervadono la storia stemperandone la problematicità. E’ incentrato sul delicato tema della vita e sull’autonomia della scelte ma è stato ingiustamente interpretato da qualcuno come un film antiabortista. Al di là delle interessate strumentalizzazioni politiche, emerge con chiarezza che non si tratta di un film ideologico e militante. Conservazione ed anticonformismo trovano nello svolgimento della trama e soprattutto nell’originale conclusione, un po’ mielosa ma per nulla scontata o banale, il giusto equilibrio. “Juno” ha vinto l’Oscar 2008 per la migliore sceneggiatura, della quale si riconosce il merito alla blogger Diablo Cody, scoperta per caso su internet da uno dei produttori; ed è stato vincitore del Festival del Cinema di Roma. Bella tutta la colonna sonora, bella la canzone della cantante e compositrice country, Kimya Dawson, cantata da Ellen Page, la graziosissima e sorprendentemente espressiva attrice protagonista.
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Luciana Marchese
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