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Libri, Il Cafè Julien di Dawn Powell. Recensione di Agata Fuso

di agata fuso • 2 Aprile 2008 • 1064

Il di

Quello di è un “dipinto”suggestivo che potrebbe essere ben rappresentato sin dalla copertina tratta da un particolare di , per le esuberanti figure femminili, per il protagonismo dell’ambiziosa società newyorkese e per il decadimento dei suoi artisti ma che per il sceglie tinte forti più rubate agli inizi impressionisti del pittore che alla maturità sospesa, contemplativa di Hopper.
Colori fondamentali, quelli del Cafè perchè oltre le pennellate di una scrittura salace e anticonformista è proprio il il percettibile protagonista di questo bel romanzo.Un territorio fisico, mondano ma anche un sito dell’anima, accogliente e sempre in qualche misura positivo. Territorio caratterizzato da sfumature e metafore a tinte forti, appunto. Luogo di incontri fatali, di scelte vitali, di appuntamenti fissati dal destino. Luogo che tratteggia, piattaforma, confine assoluto tra la drammaticità della vita vissuta dai protagonisti e dal loro quotidiano di cui emargina tutta la sentimentalità e la malinconia del vivere. Come se il , palcoscenico assoluto dell’opera rendesse i suoi protagonisti, solo per la loro presenza lì, in quel posto, ancora più autentici invece che più ciarlataneschi.
Come se la scia di fumo commista al tepore delle bevande calde e dell’alcol fosse un Aladino capace di restituire la vita che altrove, fuori di lì, si è scelto di perdere.

è per i suoi istrionici protagonisti, artisti falliti, affamate protettrici, sperdute zitelle, innamorati provinciali le cui vite fa allacciare, e per tutti noi un vero spazio nello spazio. E’ una sospensione ideale per sensibilità fuori del comune che unicamente in quell’atmosfera, avvolta nella leggenda mistificata di Monsieur Julien e proprio per questo, raccoglie meglio tutti.
Fino a quando il , troppo carico di un’ esperienza vitale straordinaria, cuore pulsante del romanzo invecchia col tempo come le anime che lo popolano. Tramonta e muore protagonista, ridotto in frantumi da rinnovate speculazioni finanziarie e da solerti operai. Il crepuscolo, però nondimeno deve ingannare il lettore, la lente di resterà sempre tenacemente dissacrante.

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