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Siena, recensione di Foie Gras al Festival Teatrinscatola

di giovanni vernucci • 2 Dicembre 2007 • 686

Siena, recensione di Foie Gras al Festival TeatrinscatolaHo seguito la data finale (granfinale!) dello Zoomfestival di Scandicci , ma non ero riuscito a vedere questo spettacolo, prodotto in seno allo stesso Teatro studio di Scandicci che è stato presentato in prima nazionale proprio durante l’interessante festival teatrale del comune fiorentino.
Dunque per fortuna riesco ad incrociarlo a Siena , fuori porta Pispini, alla Casa del teatro Lia Lapini, nell’ambito del coraggioso festival teatrale .
Il calendario del festival è variamente nutrito ed ospita oltre a spettacoli teatrali : mostre, danza, incontri, momenti laboratoriali formativi, film (in collaborazione con la cittadina Facoltà di lettere e filosofia ).
Protagonisti dello spettacolo sono due attori che stanno in scena praticamente tutta la durata.
Uomo e donna nel giardino sono. Il giardino potrebbe essere un qualsiasi parco pubblico italiano nostro contemporaneo. La resa scenica è data semplicemente da una dozzina di giovani piante d’alloro nel loro vaso da vivaio. Sistemate e rispostate variano e ricompongono la scenografia
(o almeno li suo secondario piano) che aiutata da proiezioni fotografiche di fondale: frascami e verzure rende il verde vegetale arboreo. Il primo piano della scena , invece è occupato da una panca nera che potrebbe essere una qualsiasi panchina del qualsiasi parco di cui sopra.
Prendendo un tè bollente portato nella borraccia termica i due conversano serratamene, forse pettegolano . E qui la prima cosa da dire riguardo il testo grassamente farcito di interni giochi linguistici , come l’evoluzione naturale della metrica e della ritmica, della rima e dell’assonanza. Tra figure retoriche come l’allitterazione singola o a gruppi, il richiamo e la rincorsa fonetica c’è uno studio ed un uso del significante, della parola recitata che diventa protagonista e basta allo spettacolo. La parte maggiore delle battute sono affidate al personaggio femminile, l’uomo sembra un comprimario, risponde, ribatte , sta al dialogo, segue partecipando. La parte del personaggio femminile , dal punto di vista attoriale (soprattutto dell’interpretazione del tono delle battute) è più difficile e più ardua da condurre. Chiaramente si nota e se il bravo attore maschile non incorre in sbavature mai , l’attrice che pur tiene bene fisicamente (forse non agilissima sui tacchi) il primo piano della scena non riesce nella modulazione , nella variazione, nell’accompagnamento (soprattutto nell’inseguire il ritmo della parola testuale) delle sue battute . Ribadisco la difficoltà , il peso, e la lunghezza della parte ma il difetto di lei si fa notare sulla lunga distanza.
Un colpo di scena veramente dall’effetto riuscitissimo, un 10 che vale il prezzo del biglietto è l’effetto pioggia o irrigazione. Con delle bottiglie di bibita gassata all’anidride carbonica e altrettanti confetti caramellati , tappi bucati e nient’altro viene realizzata un’idea semplice e geniale. Della leggerezza è portata dalla canzoncina e da come è interpretata dagli attori. I registri più ironici e quelli più svagati sono quelli più congeniali al duo. Quando si abbassa la luce verso il finire sembra davvero che si faccia il tramonto nel cielo. Sembra davvero la fine del giorno che cala su qualche periferia urbana postmoderna non degradata. Un’ immagine emblematica scaturisce da questo lavoro, quasi una sua cifra. Un particolare con molta importanza, un dettaglio significativo.
Sul finale (un momento topico soprattutto per l’impressione a caldo che lascia nel pubblico e nella sua reazione emozionale culminante nel battere di mani) c’è una caduta di qualcosa, non so…forse subentra la stanchezza, forse c’è stato un calo di tensione dovuto alla prima in uno spazio diverso da quello di casa. Forse c’è qualche svista di regia, forse è stata solo una mia impressione, non so, dovrei rivederlo. Insomma gli applausi tardano un goccino ma quando scattano sono tanti e meritati. Ma non lunghi né ripetuti o sentitissimi.
Ah, una cosa…attenti al matrimonio, al mercimonio, al patrimonio, sono idee dalla pericolosa realizzazione, rischi grossissimi.

Teatro dell’esausto
FOIE GRAS
drammaturgia e regia Alessandro Raveggi
una produzione Zoom festival 2007, Teatro Studio di Scandicci, Scandicci Cultura

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