Recensione di Sempre Perdendosi
QUANDO LA POESIA INCONTRA IL TEATRO *
Strepitosa interpretazione dell’artista casertano Alfonso Benadduce in scena, all’Eremo di san Vitaliano, con un poema di Silvia Bre.
di Nunzia Russo
“E sono Sebastiano \ il nudo ascolto \ la perfetta capienza delle frecce- \ nessuna andrà perduta. \ Eccomi, sono \ questo sacro convegno di miserie. \ E vi perdòno.”
È un assaggio, soltanto un assaggio, del poema tragico “Sempre perdendosi”, che Silvia Bre, poetessa raffinata, penna tra le più interessanti e incisive del panorama letterario italiano contemporaneo, ha scritto per l’artista casertano Alfonso Benadduce. E Alfonso Benadduce, attore, regista, autore teatrale, lo ha portato magistralmente in scena, il 24 agosto scorso, sul palco allestito all’ombra dell’Eremo di san Vitaliano a Casola di Caserta nell’ambito del festival “Eremo Visibile@Invisibile”, che la Fondazione omonima ha organizzato per il quinto anno consecutivo. Un assolo di 50 minuti, intenso, potente. Intorno e sopra a una colonna-piedistallo rettangolare, ai piedi della quale corre morbido un lenzuolo nero, elementi unici di una scenografia netta ed essenziale, l’attore concentra e spagina l’azione scenica e dà voce a Sebastiano, il protagonista del poema. Trafitto da frecce, sanguinante, Sebastiano sussurra e urla insieme il suo dolore, straziato e straziante, all’indirizzo della morte, che lo esanima, lo sfinisce, ma non lo finisce.
“Muoio contro il muro \ reo confesso \ tramortito dalla morte che non viene”.
Dirompente e sottile il lavoro sulla voce, che l’attore modula in termini di timbro, tono, colore, assecondando l’incalzare dei versi e pattinando su un difficile, ma efficace susseguirsi di climax crescenti e decrescenti. Dalla prima all’ultima parola, quindi, il pathos accompagna e suggella il dire, nel dialogo costante della voce stessa con l’attento e imponente linguaggio del corpo, i gesti impeccabili, l’ingresso e l’uscita dei brani musicali, il gioco sapiente delle luci. Niente è affidato al caso. Tutto è studiato e curato nel dettaglio, come è proprio del teatro di ricerca di Alfonso Benadduce, che dello spettacolo ha firmato anche la regia. Suoi alleati e complici, in scena, il silenzio dell’Eremo immerso nel verde, la luna, il fruscio leggero del vento tra gli alberi che incombono sul palco a naturale prosecuzione delle quinte teatrali. Un’atmosfera suggestiva, magica. Il pubblico applaude, assorto, attonito, emozionato. Presente, in platea, Silvia Bre, che da Roma, dove vive e scrive, ha raggiunto Caserta e il festival, la sera del 24, per partecipare all’evento. Applausi anche per lei e per la sua ultima e splendida raccolta di poesie, “Marmo”, pubblicata ad aprile scorso da Giulio Einaudi editore. L’opera, che chiude proprio con il poema tragico “Sempre perdendosi”, sta collezionando un successo dopo l’altro, dal premio Mondello al prestigiosissimo premio Viareggio, vinto a fine agosto.
“Ad Alfonso Benadduce per la continua trasparenza in cui scompare via nella scena”. Recita così la dedica con cui Silvia Bre introduce il suo poema. Giustamente orgoglioso l’artista casertano, che abbiamo incontrato subito dopo lo spettacolo.
- Alfonso, non capita tutti i giorni che un poeta scriva per un attore. Silvia Bre ha scritto per lei, per il teatro di Alfonso Benadduce. Che teatro è il suo?
“Un teatro che dimentica la scena del mondo, affinché tutto sia contenuto nell’evoluzione dell’arte. Un luogo involuto, dove la poesia e l’opera scenica non fanno che da pericolosa scintilla e meraviglioso sfondo all’evento superiore che attiene solo allo stupore del momento. La folgorante poesia di Silvia Bre per il mio teatro è uno strepitoso esplosivo”.
- Chi è il Sebastiano di “Sempre perdendosi” e di cosa è metafora?
“È una figura enorme, che riflette in modo raccolto tutto quanto c’è da dimenticare, la vita, l’attesa della morte, ogni cosa. È il segno della perdizione nell’arte al ritmo costante di un dolore. Un dono grande al teatro, al quale Silvia sembra appartenere da sempre”.
* articolo pubblicato sul quindicinale “La Riflessione”, numero del 15 settembre 2007.
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Stefano Mavilio Esperto di comunicazione. Fondatore di ArsTuaVitaMea si occupa di cultura e comunicazione con i nuovi media. Responsabile comunicazione dell'agenzia televisiva Videocomunicazioni.com
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