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BELLO È IL BELLO E “bello” È IL BRUTTO

di Lorenzo Sprecacenere • 27 Settembre 2007 • 592

Recesione di

MACBETH, Teatro Valle 23 settembre 2007
regia Eimuntas Nekrosius
musiche Faustas Latenas
con Victorija Kuodyte, Margarita Ziemelyte, Gabrielia Kuodyte, Kostas Smoriginas, Dalia Storyk, Vidas Petkevicius, Ramunas Rudokas, Povilas Budrys, Kestutis Jakstas, Salvijus Trepulis

macbeth-kostas-smoriginas.jpgCon Macbeth si chiude il trittico shakespeariano della retrospettiva Nekrosius. Ritratto d’autore presente al Teatro Valle fino al 29 settembre 2007. Tragedia del sangue per antonomasia, il Macbeth è la moderna rappresentazione della più spietata sete di potere. Il gruppo Meno Fortas questa volta si attiene di più alla traccia “temporale” dell’autore, almeno per un primo momento. Del resto sarebbe impossibile come nel precedente Otello, praticare il taglio della parte iniziale del testo data la sua essenzialità. Lo stesso Coleridge ne sosteneva l’imprescindibilità, ma forse nel suo immaginario doveva esserci ben altra idea rispetto le streghe e la loro carica magico-malefica, quì peraltro rese volutamente giovani e “moderne”. Lontana dall’esserne un’originale interpretazione, la pièce richiama alla memoria Trono di sangue di Akira Kurosawa: riferimento suggerito in parte da una Lady Macbeth languida e mortale fino a diventare svampita nel finale. La lezione di stile da forfait; qualcuno non ha fatto i compiti. Si ripropone il quesito: quanto di artisticamente alto traspare oggettivamente da una messa in scena e quanto invece è acclamazione gratuita, dovuta al plagio che un nome importante opera inconsciamente sulla nostra capacità critica? C’è inoltre da notare che negli allestimenti, Nekrosius si affida moltissimo, a volte troppo, all’immaginario visivo e soprattutto emotivo scatenato dalle musiche: raggiunto il climax, l’artista continua, reimpasta, ripropone e sfrutta fino al limite la tessitura musicale. Volontà di tenerci in costante vibrazione per più tempo possibile; certo l’effetto è ipnotico, a volte però prevedibile. Il finale è da brivido! Si nota tutta la caratura del maestro che stavolta lascia a Marius Nekrosius firmare le scene: vere perle dello spettacolo. Non la ricorderemo come la più felice delle creazioni del regista ma il genio che ha fatto scuola resta.

p.s. basito.

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