Otello, una tragedia negli elementi
Recesione di Lorenzo Sprecacenere
OTELLO, visto al Teatro Valle 19 settembre 2007
regia Eimuntas Nekrosius
musiche Faustas Latenas
con Vladas Bagdonas, Egle Spokaite, Rolanda Kazias, Margarita Ziemelyte, Kestutis Jakstas, Salvijus Trepulis, Povilas Budrys, Edita Zizaite, Tomas Kizelis, Viktoras Baublys, Jonas Baublys
Nekrosius da il meglio di se in questo Otello: sicuramente lo spettacolo più riuscito della sua triologia shakespeariana. La messa in scena è strettamente personale come si può notare dal primo atto che taglia interi passaggi dell’inizio dell’opera. Le forbici però non dimentichiamolo, sono quelle del maestro lituano che le usa ad arte e forse in maniera dovuta data la sua consuetudine a prendersi tutto il tempo necessario per esprimere la sua idea di teatro: nel caso in esame siamo difronte a circa quattro ore di attuazione. Nulla da fare per l’intreccio a deflagrare dell’autore ovvero i momenti che appartengono alla quotidianità, all’ingresso del Moro a Venezia, dogi e udienze sono banditi. Questo sarto dell’est pare aver trovato una nuova chiave di lettura.
La tragedia è impregnata nei quattro elementi. L’acqua è senza dubbio quello predominante: vediamo il protagonista impegnato in un viaggio; non riconosciamo bene quale momento della storia abbiamo davanti. I suoi uomini, le loro famiglie e Desdemona lo accompagnano. A pensarci bene non sembra neppure una nave ma un enorme zatterone che per il momento tiene a galla tutto il suo mondo in un’avventura che inevitabilmente lo condurrà alla dissoluzione e totale rovina. Ed ecco che la sua figura si fa più vicina al Conrad di Tifone fino alla somiglianza quasi citata di Ulisse. Ma non ci sarà ne ritorno ne una Itaca alla fine della sua odissea. Il suo alter ego pare essere questo invisibile Nettuno. È lui che seminerà il dubbio della gelosia, Iago è solo una goccia contaminatrice. La storia che tutti conosciamo prosegue: acqua, amore, invidia, intrigo, acqua, e ancora acqua da tutte le parti.
Tutto è impregnato d’acqua fino al marcio: il legno, i protagonisti, la loro storia. Nekrosius ha ancora tutte le carte da giocare; rilancia con la scena: quel che vedo mi riporta alla poetica fotografia ed innovativa scenografia di Querelle de Brest. Le ore passano; due bizzarri attori gemelli se ne stanno per tutto il tempo sul fondo: imbracciano delle zavorre piene per metà d’acqua con le quali riescono a riprodurne il suono. Una soluzione fantastica. Ora sappiamo cos’era più d’ogni altra cosa a farci credere di avere sotto gl’occhi una nave in mare aperto. Per tutto lo spettacolo hanno mantenuto un tempo alternato, li nascosti nella penombra, precisi, generosi, mai avidi. Quando rivedremo una lezione di umiltà come questa? È a loro prima di tutti che rivolgo i miei applausi. Grazie! Superata l’agnizione Otello ci appare semplicemente come un Moro, naufrago dell’assenza sull’isola della propria solitudine. Ecco allora la terra, dei castelli di sabbia: Emilia imbadisce una pietanza dove la fortuna “in ferro di cavallo”, non sarà riconosciuta ingrediente adatto. Lo scioglimento è preceduto da un momento: due fuochi, protagonista e antagonista sono tanto vicini quanto distanti nell’intero essere. Otello finisce col mostrare in maniera fisica a Iago il dolore causato dal suo tormento. La soluzione registica è convincente come la quasi totalità della proposta. I tratti del maestro ci sono tutti anche se tirate le somme il dubbio sulla necessità di una tale durata persiste.
p.s. da vedere.
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Stefano Mavilio Esperto di comunicazione. Fondatore di ArsTuaVitaMea si occupa di cultura e comunicazione con i nuovi media. Responsabile comunicazione dell'agenzia televisiva Videocomunicazioni.com
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sono stata al teatro greco di roma per othello opera rock. finalmente uno spettacolo da brivido!!!!!!! band dal vivo con musicisti molto bravi, cantanti da urlo molto bravi gli uomini, non ho parole per carfora e foschi che già conoiscevo, e che mi hanno fatto rivivere vecchie emozioni, bella voce ben dosata anche per iago, splendide le donne così diverse fra loro vocalmente e fisicamente, ma così perfette nei ruoli (io che ho studiato canto per alcuni anni vorrei sapere come si può cantare a testa in giù senza steccare su quelle estensioni come fa la desdemona ). molto innovativa l’idea dei personaggi video di bianca e brabanzio che interagiscono con i personaggi di scena. i ballerini in 4 riempivano la scena con un vero esempio di teatro fisico. peccato perchè non sono riuscita a seguire tutti i testi, ma le musiche mi sono entrate dentro in modo pazzesco. so che ora sono a milano ma spero ritornino presto in zona perchè voglio assolutamente ritornare a viaggiare nel sogno o nella realtà con loro.un consiglio non fatevelo scappare
Ho visto anch’io Othello Opera rock con Michele Carfora a Roma, due volte, perché volevo capire se una seconda visione mi potesse chiarire le tante cose che non avevo capito. Il teatro fisico di Lecoq o il teatro danza di Pina Bausch sono un’altra cosa, per quanto possa conoscerli solo da spettatore, piuttosto in questo spettacolo ho visto semplicemente tante coreografie in scena, forse troppe e con troppi passi, troppi movimenti non sempre eseguiti in modo pulito, e spesso sembravano più di contorno e di commento alle canzoni, mentre in un’opera di questo tipo ci si aspetta che si fondano con il contesto. Nonostante la mia ammirazione per Michele Carfora credo che il suo Othello non sia stato la sua migliore performance, fondamentalmente perché ho trovato tutto drammatugicamente molto slegato. Ho trovato le interpretazioni dei cantanti molto cantate e poco recitate, nonostante le belle voci di Daniele Pagnelli-Iago e Viviana Capelli-Emilia, che credo cantino le uniche due canzoni veramente belle dello spettacolo, ho trovato Monia Visani-Desdemona con una voce piccola e molto poco rock, spesso imprecisa e senza fiato, forse perché immagino che tutta l’energia la debba impiegare nel lavoro fisico durante tutto lo spettacolo, ho trovato Gabriele Foschi-Cassio inspiegabilmente molto poco valorizzato e spesso in ombra rispetto agli altri interpreti.L’audio in sala è stato gestito molto male, e ha contribuito a non fare comprendere la storia a pieno. Credo possa essere vincente l’idea di inserire nomi famosi nel cast per creare interesse, e ho apprezzato questo tentativo da parte di una compagnia giovane, il coraggio va sempre premiato, e mi è dispiaciuto vedere un pubblico poco numeroso. Però le emozioni, a mio parere, andrebbero cercate attraverso una migliore costruzione dei singoli personaggi, della regia e della drammaturgia in generale, più che attraverso tanti movimenti più o meno atletici, che possono creare momentaneo stupore, ma distrarre dalla vera storia.
Andrea Pergoli