Roma ‘Il sorriso di Daphne’ al Teatro Valle - recensione di Katiuscia Magliarisi
| Martedì 13 Febbraio 2007 21:00 | a | Domenica 25 Febbraio 2007 21:00 |
DAPHNE GIOVANNINA, VIRGOLA BUCOLICA DI UNA LIRICA INDECIFRABILE
Visto da Katiuscia Magliarisi il 13 febbraio 2007 al Teatro Valle di Roma
Un’interpretazione acuminata come le punte di una fanerogama africana affogata nel pozzo. Eh sì, perche’ nel testamento, dice Vanni, il funerale lui vuole che si svolga in una palude, con le ninfee che gli galleggiano attorno.
Una “babilonica” libreria fa da sfondo alla scena. Sulla sua carrozzella, in lotta con la morte che lo insegue, dentro la stanza della vecchia casa di famiglia, Giovanni (Vanni) detta la prefazione all’enciclopedia botanica della sua giovane amata, mentre sulle pareti colano ingigantite a striare il ruvido verticale assito, colano strazianti, colano piano le gocce di pioggia del temporale che, a differenza delle sempre uguali “belle giornate di sole”, ad ogni lampo stupisce, con ogni tuono sorprende.
Quel che piu’ stranisce pero’, e’ ascoltare un “ignavo” che invoca la morte per mano dell’unico suo incestuoso, a se stesso inconfessato amore, e inequivocabilmente credergli. Credere intimamente, profondamente, familiarmente a tutto quello che l’uomo sulla scena, costretto in una mobile sedia, ci vuole e ci riesce superbamente a raccontare.
E continuare cosi’, via via, per tutta la durata dello spettacolo, a pensare che esista realmente la letale, esotica Daphne Giovannina, una pianta del Borneo capace di decidere il destino di un essere. Immaginare il gusto del ta-chim, un liquore che, ovviamente, non e’ mai stato distillato. Supporre che Magellano fu cultore di mortifere piante: falso pure questo. E sentirsi in difetto per non aver mai letto alcun verso dell’insigne poetessa russa, Olga Paladina…
E’ assolutamente normale a teatro sentirsi narrare fantastiche storie, ma di solito ce ne si accorge. Qui, invece, la dialettica del testo, il suo forbito vocabolario e il realismo delle scene traggono in inganno prendendosi beffa dello spettatore, ma in modo elegante ad opera di un (vero?) burbero, un grande interprete e autore.
A credere veramente in dio senza farsi troppe domande, Laura Curino, ovvero Rosa, impeccabile “spalla”. Che si contende, in una articolata partitura, i tempi comici col cinico botanico. Il risultato e’ esilarante, visto che Rosa e’ esattamente l’opposto del fratello.
Ci si rammarica solo del fatto che l’interpretazione della fanciulla, Laura Gambarin, per l’occasione Sibilla, risulti pressoche’ pessima e sgraziatamente impostata. Un vero peccato dato che le ultime scene, dove lei e Vanni duettano, sono proprio tra le piu’ impegnate. Quando una morte richiesta e’ ottenuta, quando la vita riserva oramai, in tutta la sua brevita’, solo dolore e immensa fatica di sopportazione.
Ungaretti, Quasimodo e Daphne Giovannina, i picchi poetici della piece. I primi, per una azzeccata volonta’ di citazione, e niente affatto gratuiti, e l’ultima, in quanto virgola bucolica di una lirica indecifrabile, la vita.
Se il messaggio non si legge tra le righe e’ proprio per lanciare l’invito a vedere uno spettacolo attuale, di civilissima denuncia da parte di chi, in condizioni estreme, chiede pace.
Le ultime considerazioni riguardano le musiche, belle ma poco azzeccate e una regia cosi’ delicata che quasi non si vede.
Mi sento infine di associare a questo spettacolo una pellicola del 1970, benche’ piu’ cruenta e lancinante molto vicina al tema centrale dell’opera teatrale, dal titolo “E Jhonny prese il fucile” di Dalton Trumbo. Lasciando ognuno con le proprie riflessioni.
Dal 13 al 25 febbraio 2007
ETI-Teatro Valle di Roma
IL SORRISO DI DAPHNE
Nuova Scena - Arena del Sole
Teatro Stabile di Bologna
due tempi di Vittorio Franceschi
Premio “Enrico Maria Salerno” 2004
Premio “ETI-Gli Olimpici del Teatro” 2006
Premio Ubu “Nuovo testo italiano” 2006
regia Alessandro D’Alatri
con Vittorio Franceschi, Laura Curino, Laura Gambarin
in collaborazione con la Ribalta Centro Studi “Enrico Maria Salerno”
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Stefano Mavilio Esperto di comunicazione. Fondatore di ArsTuaVitaMea si occupa di cultura e comunicazione con i nuovi media. Responsabile comunicazione dell'agenzia televisiva Videocomunicazioni.com
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Gentilissima Katiuscia
bellissima recensione di uno spettacolo che non ho visto,ma delinei magistralmente con ottimi riferimenti filmici,magari scrivessero tutti come te i recensori,almeno andando a vedere lo spettacolo,so cosa aspettarmi.
Spero di poter leggere presto altre recensioni,
cordialmente
Carmine Puzo
cara Katiuscia,
sono un pochino sorpresa che nonostante una apparente elequenza tu abbia perso il senso profono dello spettacolo “il Sorriso si Daphne”. Dopo aver visto anch’io la pièce sono d’accordo sul giudizio della regia, magistralmente sottile, proprio perchè i “3″ sul palco non hanno bisogno di nient’altro, le musiche fanno veramente riflettere e secondo me sono molto “azzeccate” e la giovane Sibilla, che interpreta comunque la parte più difficile, svolge un cammino in 3 fasi sul palco eseguito magistralmente, sostenuta da una presenza scenica imponente oltre che da una tecnica recitativa pulitissima e impeccabile.
Peccato che a te questo non sia arrivato!
Romina!
Cara Romina,
ti ringrazio molto del commento e devo dire che hai centrato in pieno la questione: la tecnica recitativa e’ si’ molto importante ma da sola non e’ sufficiente. Nel teatro l’emozione arriva quando mi dimentico che chi e’ sul palco sta recitando e inizio a credergli.
(Parere personale, ben inteso)
Nessuno pero’ esclude che, grazie proprio ad una
rigorosa, accademica preparazione, Sibilla non possa col tempo sbocciare.
Katiuscia
Ma sei la Katiuscia che dico io???
Matteo (lucca 2/6/07)