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Recensione di “Sabbia” di Eleonora Danco

di Stefano Mavilio • 9 Febbraio 2007 • 170

Sabbia Eleonora Danco

Visto da il 4 febbraio 2007 al dell’Università di tre.

Sabbia Eleonora DancoTira fuori i “denti del […] nessuno deve saperlo” Eleonora Danco, interprete e autrice di Sabbia, un testo linguisticamente pluriforme. Il tema dell’omosessualità spicca in questo atto unico tra interviste registrate, farsa burlesca e parola poetica audace, forte, violenta e contemporanea con una buona mistica del contrasto che disegna zone oscure e raggi di sole: “Nelle ombre ci sguazzo […] Mi mordo un braccio un torrone per Natale […] Mio nipote ride…” Ne deriva perciò un linguaggio che è frammentato tra lirismo e quotidianità; quest’ultima trova la massima espressione nella prosa che, tramite le inflessioni dialettali romane, delinea spesso vicende di ragazzi di vita dell’oggi, con lo sguardo rivolto alle loro esperienze sessuali o omosessuali spesso con disinvolta comicità che fa ridere e sorridere il pubblico, spesso per delineare il bigottismo di un’Italia provinciale o commerciale? … Lei dimostra d’essere un’attrice animata da un fervore bukowskiano: sfoggia lacrime finte in una confessione autobiografica in-diretta alla madre. Indossa pantaloni e bretelle…e all’inizio dello spettacolo è così una sensuale Marlene Dietrich direttamente da Marrocco rimessa a nuovo, o meglio sottratta di qualche indumento che la rende audacemente contemporanea. Si mette in gioco dunque, indaga le piaghe dei sensi di colpa e si mette in discussione in prima persona e non solo raccontandoci, narrandoci aneddoti di un’Italia perbenista…perfino superstiziosa. Operazione questa che (anche perché documentata) si avvicina all’operare del e narrazione degli anni Novanta (uno dei più vicini per ricerca del linguaggio e tematiche divise tra sociale e sentimentale forse è Ascanio Celestini che per esempio nel suo ultimo libro: La pecora nera ci accompagna in una triste vicenda al manicomio sullo sfondo di un’Italia degli anni ‘60) ma Danco se ne stacca con forza e vitalità servendosi di una , che apre la porta a un linguaggio altro, accattivante, ricorda un po’ il periodo beat della americana che a viene proposto con fatica e introduce in un tema sociale una forte compartecipazione soggettiva. La regia però rimane nell’ambito della regia attoriale e l’interpretazione vocale forse avrebbe potuto azzardare qualche tonalità particolare in più, sperimentando insieme al linguaggio proposto una voce che rimane al passo con quella particolare . Solo alcune volte riesce a creare dei quadri scenici suggestivi aiutandosi con una luce fioca e sono quelli in cui il suo corpo entra in contatto con la collinetta di sabbia o come su detto: all’inizio dello spettacolo o ancora verso la fine quando utilizza il collirio. Senza dubbio comunque sostiene tranquillamente lo spettacolo per la presenza scenica forte e poi con quel testo tagliente ci tiene sul filo del rasoio e ci fa riflettere: “Uomini, donne, adolescenti non escono mai dalla loro condizione, la vivono, la subiscono, come disegni sulla sabbia svaniscono ingoiati da loro stessi. Non esistono più.”

Visto da il 4 febbraio 2007 al dell’Università di tre.

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Stefano Mavilio Esperto di comunicazione. Fondatore di ArsTuaVitaMea si occupa di cultura e comunicazione con i nuovi media. Responsabile comunicazione dell'agenzia televisiva Videocomunicazioni.com
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Un Commento »

  1. Ma per carità, l’ennesima strappona improvvisata che riempe il palco di nudi urla e sciatteria credendo di essere trasgressiva, con una presenza sul palco esagitata e violenta…ci avete rotto, ma gli attori veri mai? Per non parlare dei lecchini al seguito che si corroborano di tanta incompetenza (raccomandata come ha detto giustamente qualcuno) perché così “pure io può”.
    ORROOOORE…
    Marco

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