Roma. Il gioco serio dell’Arte: Giovanni Lanfranco
| Lunedì 11 Giugno 2007 | ||
| 18:30 |
“A come ascolto”
Venere che suona l’arpa (La Musica) di Giovanni Lanfranco
interviene Quirino Principe
letture teatrali da: Platone; Agostino d’Ippona
con Ottavia Piccolo


Venere che suona l’arpa (la Musica), olio su tela, 214 x 150 cm
Guardare ascoltando. Non è uno slogan ma la via per accostare l’arte con un gioco in cui i sensi si contendono l’accesso alla conoscenza.
Dove il mito raduna intorno a noi suoni antichi e rumori nuovi.
E la musica potrebbe essere anche pericolosa seduttrice, potere scabroso ma di cui abbiamo ancora bisogno per affrontare gloria e penitenza, dolore e desiderio.
Lanfranco dipinse questa straordinaria e enorme tela per l’amico musicista Marco Marazzuoli, arpista del circolo della famiglia Barberini. L’opera, che alla morte dell’arpista fu lasciata in eredità al cardinale Antonio Barberini, intende esaltare il clima culturale di confronto tra i diversi generi artistici ma con particolare attenzione alla rappresentazione degli affetti, del sentimento amoroso, della bellezza incarnata.
Giovanni Lanfranco (Parma 1582 – Roma 1647)
Nato in una agiata famiglia di artigiani, Lanfranco si trasferisce nel 1602 a Piacenza dove è occupato per un breve apprendistato con Agostino Carracci. Alla morte del maestro bolognese, nello stesso anno, lascia il Ducato per raggiungere Roma dove si avvicina ad Annibale Carracci, al lavoro nella grande impresa mitologica e classicista della Galleria di Palazzo Farnese. Nonostante Lanfranco si stia rendendo autonomo, egli non è pienamente sicuro delle proprie possibilità di successo nel complesso mondo romano, ragione per cui alla morte di Annibale Lanfranco torna nel Ducato. Qui inizia la rilettura e rivisitazione delle fonti stilistiche e artistiche emiliane (Correggio, i Carracci, Reni), ma anche di ricerca di protezioni importanti e di commissioni locali. Negli anni seguenti Lanfranco diventa uno dei massimi protagonisti del trionfo del linguaggio barocco nella capitale e, sull’onda della fama, raggiunge a Napoli l’amico rivale Domenichino, che muore nel 1641. Il soggiorno napoletano di Lanfranco – impegnato soprattutto in grandi spazi pubblici delle chiese grazie alle grandi abilità di decoratore di spazi da riempire con affreschi e teleri – dura 12 anni, interrotto da qualche breve intermezzi romani per mantenere i legami con la nobiltà e la committenza. Muore a Roma nel 1647 senza aver potuto completare la decorazione della grande tribuna di San Carlo ai Catinari.
SCHEDA INFORMATIVA:
IL GIOCO SERIO DELL’ARTE, un anno di spettacoli culturali a Palazzo Barberini
IDEAZIONE: Massimiliano Finazzer Flory
SEDE: Palazzo Barberini, Via delle Quattro Fontane, 13
DURATA: 9 ottobre 2006 – 11 giugno 2007
ORARI: lunedì; ore 18.30
PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA AL 392.8159509
INGRESSO GRATUITO
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Stefano Mavilio Esperto di comunicazione. Fondatore di ArsTuaVitaMea si occupa di cultura e comunicazione con i nuovi media. Responsabile comunicazione dell'agenzia televisiva Videocomunicazioni.com
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