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Happy Hour e Teatro al Lanificio 25 di Napoli

di Stefano Mavilio • 27 Novembre 2006 • 1388

sivlio talamoMERCOLEDì 29 NOVEMBRE - Happy Hour Show
dalle 19 alle 24
ore 21 “Il Verme Bianco” vocale di
Silvio Talamo
Ci dice, ci sussurra, ci urla una storia fatta di parole, sensi e suoni e canto.

VENERDì 1 DICEMBRE - Venerdì
Alqantara con e : “Oropalestina”
ore 21
ingresso 3 euro

 Una Palestina semplice, dignitosa, colta e resistente. Due guidano lo spettatore in un viaggio dagli anni ‘20 ai giorni d’oggi. L’atmosfera magica e familiare di quando ci si dona storie importanti. Il rito del racconto attraverso la , la preparazione del tè,  la proiezione di foto, ’interpretazione di personaggi.La palestinese: Ghassan Kanafani, Giabra Ibrahim Giabra, Elias Khuri, Mahmud Darwish

LANIFICIO 25
Piazza Enrico de Nicola, 46
()
www.cra.na.it

Silvio Talamo: “Il Verme Bianco” vocale
“vocale”. Ci dice, ci sussurra, ci urla una storia fatta di parole, sensi e suoni e canto.
Una storia che tutti abbiamo osservato in qualche momento.
Una nuova per l´artista che si mette in discussione, Silvio Talamo nasce come percussionista e legge le sue “storie” al suo nuovo forte e pieno ritmo.
“…smercia e ingoia digerente (larva astuta) la noia
obliante tutte le immagini del mondo e urla…”

Breve Sinossi:
Il Verme Bianco è una ! lettura, un lavoro musicale, sonoro e performativo, montato su incastri di voci, atmosfere e ritmi essenzialmente costruiti e reinventati ogni volta al momento dal proprio esecutore. Con l’aiuto di una loop machine, la voce, primo vero organo di creazione e trasmissione, punto focale tra la divisione di una ed una mente orale e quella della scrittura, si moltiplica in un insieme di tracce che possono essere interpretate sia come coro, che come base (loop), che come canto.
Prende vita, quindi, un evento che si aggancia, prolungandosi nel passato, a qualcosa di molto antico, ma, ed è questo il suo contatto con il presente e un possibile futuro, il tutto avviene attraverso un mezzo tecnologico, un delay dell’ultima generazione, usato in senso non invasivo.
Parti di non senso si alternano a sequenze di testo lineari, seguendo un filo sonoro che, attraversando la trasmissione del testo scritto, tocca il carnevalesco, l’istrionico, l’ispirazione folclor! ica e la saturazione mediale.
Il Verme bianco è, in fin! e, una d omanda sulla (orale o scritta), sul significato e sul valore della parola intesa come voce prima ancora che segno scritto, come profonda superficie prima ancora che significato, come gioco prima ancora che come obbligo.

Alqantara con
e Omar Suleiman: “Oropalestina”
Racconti a due voci con proiezioni di foto. Omaggio alla palestinese.
“…Autori che hanno scritto molto, regalando le pagine più belle e commoventi della palestinese…”

I testi:
Di Giabra Ibrahim Giabra, viene proposta nella pièce, breve brano dal I pozzi di Betlemme, dall’atmosfera frizzante e spensierata, in cui l’autore bambino, racconta una delle tante sere di primavera, passate a giocare tra i prati, impreziositi dal rosso dei papaveri, accompagnato dal cinguettio delle rondini, danzanti nel cielo. I personaggi proposti, ispirati ai testi di Ghassan Kanafani, sono tratti d! ai lavori Ritorno a Haifa e Uomini sotto il sole .Dal primo viene presentato il personaggio di Safyia, giovane sposa che nel 1948 si trova costretta a lasciare la propria casa in seguito all’attacco a sorpresa dell’Haganah, bande militari di coloni ebrei. Del secondo lavoro, AbuQais, Asad e Marwan, tre esuli palestinesi, che per raggiungere il Kuwait moriranno asfissiati in una cisterna di un camion, durante il viaggio attraverso il deserto. Da La porta del sole di Khuri, il dottor Khalil, che negli anni novanta, accoglie a Shatila, campo profugo palestinese a Beirut, una delegazione di francesi, intenzionati a mettere in scena il massacro perpetuato nel campo nel 1982, ad opera dell’esercito israeliano.
Infine le dolci parole dell’alta di Darwish, declamate in arabo e in italiano.

Le foto:
Durante la pièce sono proiettate foto che tracciano il percorso storico della Palestina, dagli anni venti ai giorni d’oggi.Le prime im! magini ci presentano una Palestina dimenticata, sconosciuta in! Occiden te, che testimoniano una florida vita agricola, artigianale e culturale, oltre che una pacifica convivenza tra le diverse comunità religiose. La seconda sezione di foto, riguardano i primi attentati nel Vicino – Oriente ad opera dell’ Argun e dell’Haganah, gli uomini del movimento sionista, l’inizio della diaspora palestinese, le conseguenza delle violenze e dei massacri perpetuati nelle città e nei villaggi, che spinsero un milione di persone, ad abbandonare la propria terra.La terza ed ultima sezione, presenta le condizioni attuali di vita dei Palestinesi, nei campi profughi, nati in seguito alla proclamazione dello stato di Israele, nel 1948, e nei territori occupati nel 1967, la striscia di Gaza e la Cisgiordania.

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Stefano Mavilio Esperto di comunicazione. Fondatore di ArsTuaVitaMea si occupa di cultura e comunicazione con i nuovi media. Responsabile comunicazione dell'agenzia televisiva Videocomunicazioni.com
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